Dravidi
Curdi
Armeni
Ariani
Ebraismo
Cristianesimo
Islamismo
Induismo
Buddhismo
Scintoismo
Confucianesimo
Taoismo
| Uomo cinese | Uomo malese in India | Bambini giapponesi |
| Una donna indiana versa l'acqua da una brocca mentre recita una preghiera |
| Ebrei raccolti in preghiera davanti al Muro del Pianto, in Israele |
La religione ufficiale di Israele è l’ebraismo, che si differenziò dalle religioni degli altri popoli per il suo monoteismo. Il Testo Sacro dell’ ebraismo è la Bibbia, cioè il Vecchio Testamento. Il luogo di culto dell’ ebraismo è la Sinagoga ed il calendario liturgico si basa sulle feste a carattere "memoriale", cioè ricorrenze di altrettanti particolari avvenimenti della storia ebraica:
Caratteristiche fondamentali dell'ebraismo
Vediamo qui di seguito in che cosa consiste la loro fede e come la testimoniano nella loro vita.Esiste Dio, esiste un popolo, esiste un’alleanza: la storia di questi tre elementi è la storia dei presupposti dottrinali dell’Ebraismo. Il Dio della fede ebraica è il Dio che ha parlato ad Israele, attraverso i suoi uomini di fede. E’ l’unico e si presenta concretamente nella storia. Questo Dio ha scelto un rapporto particolare tra Israele e se stesso, ad Israele l’onore di testimoniare la grandezza, la potenza e la gloria di Dio. Ma Iddio ha fatto un dono, quello della Torah. La Torah (o Pentateuco, cioè 5 libri: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio) è la prima delle tre parti in cui si divide la Bibbia ebraica e cioè il libro sacro, le altre due sono Nabim (o Libro dei Profeti) e Ketubim (cioè Sacre Scitture, come Salmi, Proverbi, Cantico dei Cantici,ecc.) Con questo dono Dio indica al popolo ebraico il mezzo concreto per essergli fedele e ciò che desidera dal suo popolo. La condizione di tale possesso è la fedeltà alla Torah. Perciò la vita dell’ebreo tende a svolgersi nello studio e nella pratica della Torah: con questo insegnamento, profondamente orientato verso l’azione, si esclude l’idea di mistero o dogma. L’Ebraismo è una legge di vita, più che una speculazione filosofica su un dato rivelato. Legge di vita che si incarna nello studio e nelle osservanze della legge che regola il comportamento religioso dell’ebreo. Lo studio della Torah è il primo di tutti i comandamenti, viene persino prima di quello della preghiera. Lo studio della Torah si concretizza nello studio del Talmud, l’insieme dei commenti e delle dissertazioni sulla Torah, raccolti nel succedersi dei secoli ad opera dei maestri e dei rabbini. Sono i genitori che hanno principalmente il compito di insegnare la Torah ai figli. Per questa attività il giorno privilegiato è il sabato.Il sabato (shabbath) è il giorno del riposo, dell’unione mistica famigliare, ed inizia il venerdì al calar del sole. Un’ora prima la madre di famiglia benedice le candele, lodando Dio per i suoi doni, la famiglia si riunisce attorno alla tavola, ricoperta da una tovaglia bianca, simbolo della purezza, sulla quale sono posti due candelieri benedetti, che uniscono Israele ed il sabato.Il padre di famiglia riempie la coppa di vino per la lettura ed inizia il pasto, che trova riuniti – in quel momento come tremila anni prima – i fratelli della stessa fede. La preghiera pubblica si svolge nella Sinagoga. Gli uffici sono presieduti dal rabbino, maestro incarnato dell’insegnamento e della predicazione, e sono diretti dal ministro officiante ( hazan), ma né l’uno né l’altro hanno carattere sacerdotale. Quando l’ebreo prega, ha la testa coperta ed è rivestito dallo scialle di preghiera (tallith) con numerose frange ai quattro angoli, che ricordano i seicentotredici precetti da osservare. Per quanto riguarda la morale ebraica, vi è una concezione profondamente ottimistica dell’uomo, perché Dio non può averlo creato se non libero e responsabile. Ma ciò che contraddistingue la morale ebraica, è la sua sete e fame di giustizia che soddisfa le esigenze dell’uomo. Altro elemento essenziale dell’ebraismo è la speranza. Per gli ebrei credere nella venuta del Messia è sperare che verrà un tempo - chiamato in ebraico "i giorni del Messia" – in cui regneranno pace, giustizia e fraternità.
La nascita e la circoncisione: la nascita,
oltre che una grande gioia, nel giudaismo è pure l’obbedienza ad
un comandamento. Se il bambino è maschio, viene circonciso l’ottavo
giorno dalla nascita. La Bar Mizwa: a tredici anni il ragazzo entra nella
maggiore età religiosa. Da questo momento l’ebreo diviene membro
della comunità ed è soggetto ai diritti ed ai doveri religiosi
e sociali derivanti dalla Torah.Il matrimonio: anche il matrimonio è
un comandamento. La morte: davanti alla tomba si recita il kaddish, la
benedizione che proclama la santità del nome. Poi si osserva una
settimana di lutto stretto.
Il Cristianesimo é la religione di coloro che professano la fede in Gesù Cristo, considerato figlio di Dio. La religione cristiana nasce dall'Ebraismo che crede in Dio come creatore degli uomini e dell'universo. Gesù visse in Palestina agli inizi del primo secolo. Molto forte fu il suo messaggio. Egli affermò che il regno di Dio é amore per il prossimo, perdono per coloro che sbagliano, cura per i deboli e i poveri. Disse anche di essere venuto sulla terra come servo sofferente che assume su di sé tutti i peccati dell'umanità per liberarla dal castigo divino. Questo non piacque agli Ebrei che pensavano di avere un rapporto privilegiato con Dio e cospirarono per farlo uccidere. Alcuni giorni dopo che Gesù venne crocifisso e sepolto, corse voce che fosse resuscitato: in questo modo Gesù dimostrò di non essere soltanto un uomo ma anche il figlio di Dio. La Chiesa cristiana iniziò il mattino di Pasqua con l'annuncio che Gesù era risorto. I discepoli di Gesù iniziarono a predicare nelle più importanti città mediterranee, trovando seguaci specialmente nelle classi sociali più umili .Verso il 70 d.C. fu ultimata la stesura di quattro volumetti, i Vangeli, che narrano la vita di Gesù e che, insieme alle Epistole di Paolo e di altri Apostoli, formò il Nuovo Testamento cosiddetto in contrapposizione ai testi sacri ebraici chiamati dai cristiani Vecchio Testamento. Vecchio e Nuovo Testamento formarono il pensiero della religione cristiana. L'atteggiamento di Roma verso la "nuova religione" fu abbastanza tollerante anche perché la religione cristiana si occupò solamente di anime non mettendo in pericolo il potere temporale e accettò le gerarchie sociali. Comunque molti cristiani romani furono perseguitati perché si rifiutavano di adorare l'imperatore e questo fu preso come un rifiuto di natura politica all’obbedienza dovuta dai cittadini allo Stato. La tendenza del Cristianesimo a pensare alla vita dell'aldilà favorì atteggiamenti rassegnati.Nel 313 d.C. l'imperatore Costantino riconobbe ai cristiani la libertà di culto. Egli capì la superiore moralità dei cristiani dalla decenza della loro vita e della rivoluzione puritana che essi avevano operato nel costume di un impero che non ne aveva più nessuno.Essi avevano formidabili qualità di pazienza e di disciplina e ormai se si voleva trovare un cittadino di onesto era tra loro che bisognava cercarlo. Non c'era città in cui il vescovo non fosse migliore del prefetto. Non era forse meglio sostituire ai vecchi corrotti burocrati quei prelati irreprensibili e far di costoro gli strumenti di un nuovo impero? Costantino cominciò col riconoscere ai vescovi competenze di giudici e incarichi amministrativi. Dopo pochi anni il Cristianesimo diventò la religione ufficiale del impero Romano. Questo fu un periodo importante per il Cristianesimo perché entrando nel potere avrebbe avuto la possibilità di cambiarlo. La Chiesa si servì dell'appoggio imperiale per introdursi in tutti i paesi dell'Europa e fissando a Roma il centro direttivo e il cervello pensante della Cristianità. La dottrina cristiana si é venuta precisando nei secoli attraverso una elaborazione teologica. Il Cristianesimo nel continente asiatico ha sempre avuto grandi difficoltà ad adeguare il messaggio cristiano alle tradizioni e alla visione del mondo di tali popoli. Il tentativo di introdurre il Cristianesimo nel continente asiatico avvenne attorno al 1500 ad opera di missionari Gesuiti che approfittando delle basi commerciali olandesi, spagnole e portoghesi sparse in India, in Cina e in Giappone vi instaurarono delle missioni. Le conversioni ebbero un modesto successo e le classi sociali superiori rimasero indifferenti al messaggio cristiano perché, accogliendolo, avrebbero dovuto accettare anche costumi degli europei e rinunciare al loro tradizionale modo di vita e temendo anche che i cristiani fossero l'avanguardia della conquista europea. Attualmente ci sono modeste comunità cristiane in Cina, India, Giappone e Mongolia.
L’Islam è la religione fondata da Maometto nei primi decenni del VII secolo d. C.. La parola Islam significa sottomissione a Dio, fede incondizionata; muslim (da cui musulmano che vuole dire "sottomesso") è colui che pratica l’islamismo.
La religione musulmana è un rigoroso monoteismo che intende perfezionare le rivelazioni dei profeti anteriori a Maometto, che è perciò il " sigillo" dei profeti, l’ultimo profeta mandato da Dio. Dio è creatore di tutte le azioni umane, legislatore, giudice cui nulla sfugge, ma anche indulgente verso chi si pente. Allah, in lingua araba, significa Dio e si tratta della stessa parola che in ebraico suona Elohim ( il nome di Dio ) . Il libro sacro dell’Islam è il Corano, dettato da Allah a Maometto tramite l’ arcangelo Gabriele è diviso in 114 capitoli detti Sure. Un’altra fonte dell’Islamismo è la Sunna, raccolta di episodi della vita di Maometto e dei suoi detti.I cinque precetti fondamentali ( o pilastri dell’Islam ) sono:
La conquista
Abu Bakr (632/634) inviò le sue truppe verso l’Oman, lo Yemen, Le isole Bahrein e l’Hadramaut, e riuscì ad unificare l’Arabia sotto di sé, senza però dare alla conquista un effetto duraturo. Intraprese poi conquiste al di fuori dell’Arabia, continuate da Omar, il secondo califfo (633-634), fu autore del decreto dell’espulsione di ebrei e cristiani dalla penisola.Con Alì, la cui regolare elezione fu contestata da Mu’awyya, governatore di Gerusalemme, incominciarono così le lotte interne. Egli fu vincitore, assunse il califfato e lo rese ereditario nella sua famiglia, ma da allora si perpetuò lo scisma dei partigiani di Alì. Ci furono diverse ribellioni contro gli Omayyadi di Gerusalemme, ma il potere tornò saldamente nelle loro mani, che per quasi un secolo esercitarono dalla loro capitale siriana, Damasco. L’Arabia conobbe allora un periodo di prosperità in cui accrebbe la fama della città santa.
A mano a mano che conquistarono nuovi popoli ai principi del Corano, i conquistatori a loro volta ne assimilavano la cultura. Fiorì così nel Vicino Oriente, nelle regioni dell’Africa Mediterranea ed in Spagna una civiltà che, pur attingendo al patrimonio culturale egizio, ebraico e cristiano assunse un carattere profondamente originale in tutti i campi del sapere e delle attività umane.La lingua araba in cui è scritto il Corano ed in cui viene celebrata la liturgia islamica si sostituì gradualmente a quelle delle popolazioni conquistate.Gli Arabi tradussero e commentarono nella loro lingua i filosofi greci, salvando così dalla scomparsa molti capolavori del mondo antico.
Le componenti politico-religiose dell'Islam
L’Islam non è un mondo compatto e privo di differenziazioni. Anch’esso, come il cristianesimo, ha conosciuto numerose divisioni: la prima e più importante risale agli albori dell’Islam ed ebbe origine da una divergenza circa la successione a Maometto, quale capo dell’Islam. Maometto, infatti, non lasciò discendenza maschile; alla sua morte si aprì un’aspra contesa tra i sostenitori di Abu Bakr, discepolo prediletto del profeta, ed i sostenitori di Alì, cugino di Maometto ed insieme suo genero, avendone sposato la figlia Fatima. Abu Bakr prevalse e fu eletto califfo, ma Alì riuscì a diventare califfo a sua volta, dopo la morte di Abu Bakr e dei suoi due immediati successori. La sua elezione fu però contrastata dalla famiglia rivale degli Omayyadi e l’Islam si spaccò in due tronconi: da una parte i sunniti, dall’altra parte gli sciiti. I sunniti, od ortodossi, si richiamano – oltre che al Corano, all’insegnamento che Maometto aveva impartito con la sua condotta (Sunna significa "comportamento") e riconoscono come legittima la successione dei primi quattro califfi, in quanto avvenuta per via elettiva. Gli sciiti (da Shia – partito o fazione) rivendicano la funzione di guida spirituale (imam) ad Alì ed ai suoi discendenti, perché provenienti dalla famiglia di Maometto ed unici suoi successori legittimi.Su quest’antica divisione si sono via via innestate altre distinzioni d’ordine dottrinario e giuridico.
Maometto nacque nel 570 a La Mecca. Nel 612 egli incominciò a diffondere il suo messaggio tra i cittadini, che però l’accolsero con freddezza, e la prima comunità musulmana dovette pertanto rifugiarsi a nord della città.La data di questa emigrazione ( 622 a.C.) segnò l’inizio dell’era musulmana : l’Egira.Maometto organizzò il primo stato islamico con capitale Yathrib, che poi fu detta la "città del profeta" (Madina al Nabi: Medina). Egli superò la struttura tribale riuscendo a raggruppare in un solo popolo elementi eterogenei, nomadi e sedentari, pagani, ed, in un primo tempo, anche ebrei.La rivelazione del Corano era infatti universale, non limitata agli Arabi, e non si curava dei privilegi di nascita o delle istituzioni di lignaggio. Essa divenne uno strumento di coesione tra gli Arabi, fino ad allora frazionati in tribù od in stati di poca importanza. Nel 630 Maometto conquistò la Mecca e la liberò dai vecchi idoli. Subito dopo (anno 9° dell’Egira, 630/631 d.C.) ricevette l’adesione delle tribù di tutta l’Arabia all’Islam e, con la coscienza religiosa, si formò la coscienza politica della nazione. I successori di Maometto, i Califfi, furono dei veri e propri conquistatori.
Religione tradizionale dell'India,
praticata da oltre 700 milioni di fedeli. Il termine italiano "induismo",
connesso con il nome dell'India, trova il suo antecedente etimologico nella
parola persiana hindu, che veniva utilizzata per indicare il fiume noto
anche in Occidente come Indo. Già dal V secolo a.C. il termine "indù"
indicava per estensione gli abitanti della terra dell'Indo, e quindi dell'intero
subcontinente indiano, mentre per l'Islam la parola acquisì una
connotazione religiosa, in riferimento agli abitanti non musulmani di quelle
terre; in questo senso l'italiano definisce "indù" i seguaci della
religione più antica dell'India, presentati invece dalla tradizione
locale come "coloro che credono nei Veda" o come "coloro che seguono la
legge (dharma), accettano la divisione della società in classi (varna,
ovvero le caste) e vivono le quattro fasi (asrama) della vita umana".
Con il termine "induismo" si indica convenzionalmente
l'intera esperienza religiosa degli indiani nel suo svolgimento storico,
fin dalle origini, fissate approssimativamente intorno al 1500 a.C.; l'accezione
scientifica del termine, tuttavia, denota come "induismo" soltanto la religione
che, praticata dal VI secolo a.C., costituisce l'evoluzione di due fasi
anteriori dette rispettivamente "vedismo" (dalle origini all'800 ca. a.C.),
dal nome dei libri sacri, i Veda, e "brahmanesimo", dal nome degli appartenenti
alla casta sacerdotale, i brahmani. Gli indù preferiscono definire
l'insieme delle proprie credenze sanatana dharma, dharma eterno.
I testi
sacri e la visione della vita
In termini estremamente sintetici l'induismo
è definibile come una religione nella quale le molte divinità
convivono con l'idea di un Dio assoluto.
Ogni uomo è destinato a reincarnarsi
in un essere di qualità superiore o inferiore secondo i meriti accumulati
nell'esistenza attraverso l'insieme delle sue azioni, il karma, realtà
tendenzialmente negativa, ma indirizzabile verso un fine positivo per mezzo
di pratiche di devozione e di espiazione che trovano il loro vertice nelle
forme di ascetismo volte a ottenere la "liberazione", moksha, dall'attaccamento
alla realtà materiale e alle errate concezioni dell'esistenza. Nei
concetti essenziali di karma e moksha, la tradizione indiana sintetizza
i contenuti essenziali di una visione sostanzialmente pessimistica circa
il valore della realtà cosmica e materiale, il cui incombere inesorabile
deve essere assolutamente esorcizzato attraverso un cammino di liberazione
e di rinuncia al mondo, secondo l'ideale delle numerose correnti ascetiche
presenti in India fin dall'antichità.
Le caste
La società indiana, per tradizione,
è rigidamente divisa in varna o caste (termine di origine portoghese).
Sembrano essere derivate dalla sovrapposizione, in epoca remota, degli
ariani sui dravidi. Ad esse si appartiene per nascita senza alcuna possibilità
di sfuggire alle severe norme di una concezione gerarchica. Un ruolo di
assoluta preminenza è attribuito infatti ai membri delle tre classi
superiori, quelle dei sacerdoti (brahmani), dei guerrieri (ksatriya) e
dei lavoratori qualificati (vaisya), che riservano una condizione di totale
sottomissione a chi appartiene alle caste inferiori, da quelle considerate
servili (sudra) fino a quelle, disprezzate come impure, degli "intoccabili",
i "paria" della tradizione occidentale. Questi ultimi, in India, sono definiti
candala, termine riferito propriamente a chi si trovi nella condizione
di "fuori casta" perché nato dall'unione illecita fra una donna
di casta brahmanica e un uomo di casta servile.
Formalmente abolito dalla costituzione dell'India
moderna nel 1950, il sistema delle caste continua comunque a rappresentare
per la tradizione indù l'ambito privilegiato per la realizzazione
dell'ordine sociale, riflesso dell'ordine cosmico.
Gli dei e il culto
In questa prospettiva i fedeli rivolgono
la loro devozione preferibilmente a una delle divinità principali
del pantheon indiano, a Shiva,
a Vishnu o alla dea
madre, la Devi, considerando ciascuno di essi come manifestazione dell'assolutouniversale,personificato
anche nella divinità creatrice, Brahma,
il regolatore della legge del karma.
Cenni
storici
Già nel periodo compreso approssimativamente
fra il 2000 e il 1500 a.C. l'India fu interessata dalla sovrapposizione
fra i tratti culturali della tradizione indigena, quale appare, per esempio,
nelle manifestazioni della cosiddetta civiltà della valle dell'Indo,
nota grazie ai siti archeologici di Harappa e Mohenjo-Daro, e i caratteri
importati dagli invasori indoeuropei: se i contenuti fondamentali della
religione dei Veda, fondata sull'adorazione di un pantheon di divinità
maschili e celesti e sulla pratica del sacrificio, sono di chiara matrice
indoeuropea, al sostrato etnico indigeno sarebbero da attribuire, oltre
al culto della dea madre, buona parte degli atteggiamenti mistici che andranno
a costituire la tradizione ascetica dell'induismo classico e dello yoga
in particolare.
Questa tendenza al sincretismo non sarebbe
venuta meno neppure con il consolidarsi, già entro il 900 a.C.,
del dominio indoeuropeo nell'intero subcontinente indiano e con il delinearsi
della visione sociale e religiosa imposta dai brahmani che, collocando
al centro del loro sistema l'organizzazione castale
e
la rigida visione ritualistica della religione, provocheranno fra l'altro,
nel VI secolo a.C., la reazione delle correnti filosofiche (in particolare
del buddhismo) animate da una più complessa concezione della salvezza
individuale. Lo sviluppo dei motivi filosofici e cosmologici caratterizza
del resto, assieme all'emergere delle principali figure divine, destinate
a sostituire o a ridimensionare le divinità del pantheon vedico,
i secoli che procedono dal 200 a.C. al 500 d.C. e soprattutto l'epoca dell'impero
Gupta (320-540 d.C.), durante la quale l'induismo "classico" trova la sua
espressione più compiuta, come religione politeistica praticata
nell'ambito del sistema brahmanico, nella tendenza a produrre diverse prospettive
devozionali e speculative sulla base di dati reperibili nei grandi testi
epici e mitologici.
I numerosi movimenti, come quelli dell'Arya
Samaj e del Brahma Samaj, sorti a partire dal XIX secolo e classificati
convenzionalmente come manifestazioni del cosiddetto "neoinduismo" sono
accomunati dalla volontà di restituire vigore ai contenuti della
tradizione indù, intesa come strumento di difesa dell'identità
nazionale di fronte al diffondersiin India della cultura europea. L'attività
politica diMohandas
Gandhi, che per liberare l'India dal dominio britannico si ispirò
al concetto buddhista di ahimsa, la non-violenza, riproposta però
nelle forme del satyagraha, la "resistenza passiva" vissuta e innervata
dalla "forza della verità", costituisce certamente il più
noto fra i tentativi di riutilizzare in senso sociale i principi della
religione antica. Rientrano in questa prospettiva anche gli ideali riformistici
di quanti scorgono in una ridefinizione più o meno radicale del
sistema delle caste una necessità assolutamente prioritaria per
garantire, di fronte all'avanzata inarrestabile del progresso e della secolarizzazione,
la sopravvivenza dei valori spirituali di una fede millenaria, alla quale
si ispirano anche alcuni movimenti, come quello degli Hare Krishna, attivi
in Occidente.
Shiva è a livello cosmologico il
distruttore e, nello stesso tempo, rigeneratore del mondo, colui che dispensa
la morte, ma anche la vita. In qualità di dio creatore e distruttore,
è anche gran signore del tempo perchè conduce il mondo verso
l'annientamento ma anche verso la successiva rigenerazione.
Al dio Vishnu viene invece attribuito il
ruolo di conservatore del mondo, che egli esercita manifestandosi in determinati
momenti della storia del cosmo attraverso delle incarnazioni.
E' la personificazione maschile del principio
universale dell'assoluto, cioè divinità creatrice.
Religione nata in India sulla base degli
insegnamenti di Siddharta Gautama
detto Buddha ("l'Illuminato,
il Risvegliato"). Egli diffuse il suo insegnamento nel VI secolo a.C. criticando
alcuni principi fondamentali dell'induismo, come il valore dei sacrifici
e l'autorità dei brahmani e, di conseguenza, l'intero sistema delle
caste. La fede buddhista è oggi vitale soprattutto in Asia orientale,
dove conta 300 milioni di seguaci, nelle due forme sviluppatesi dal nucleo
dottrinale originario.
Siddhartha, divenuto finalmente il Buddha,
"l'illuminato", si impegnerà instancabilmente nella sua opera di
predicazione itinerante per raccogliere un numero sempre maggiore di discepoli
ai quali affidare il nucleo essenziale della sua dottrina, tramandata in
forma esclusivamente orale e riassunta nelle definizioni dette Quattro
nobili verità. La vita è sofferenza, alla quale si può
porre fine soltanto mediante l'eliminazione del desiderio e l'estinzione
di ogni forma di attaccamento all'esistenza, al fine di spezzare definitivamente
la catena delle rinascite tipiche della religione induista. Per ottenere
la liberazione dal dolore occorre camminare sulla via dell'Ottuplice sentiero,
che racchiude in sé retta visione, retta intenzione, retto parlare,
retto agire, retto modo di sostentarsi, retto impegno, retta consapevolezza,
retta meditazione: si tratta, in pratica, del compendio fondamentale della
fede buddhista, che vede nella moralità la premessa e insieme la
conseguenza della saggezza e della capacità di possederla attraverso
la meditazione.
In questo indirizzo di pensiero trova posto
anche l'altro concetto portante della tradizione indiana, quello di karma,
la conseguenza etica indotta dal complesso delle azioni che l'individuo
compie in ciascuna esistenza, determinando inesorabilmente la sua condizione
nell'esistenza successiva, secondo una logica di premio e di punizione:
la condotta in vita porta con sé la possibilità di rinascere
sotto forma di animale, oppure di uomo, di demone, di divinità.
Il fine ultimo dell'uomo che segue il cammino
di salvezza suggeritogli dal Buddha è il raggiungimento della condizione
suprema del Nirvana, l'estinzione di ogni desiderio e la libertà
da ogni forma di condizionamento materiale e psicologico.
Buddha, fondatore della religione buddhista,
nacque presumibilmente nel 563 a.C. a Kapilavastu, nell'India settentrionale;
allevato nel lusso e nell'agiatezza, in quanto figlio di un piccolo re
locale, egli rimase profondamente scosso dalla scoperta dell'infinito dolore
che incombe su tutti gli esseri umani, costretti da una forza ineluttabile
a vivere esistenze sempre nuove nel ciclo inarrestabile della reincarnazione.
Siddhartha decise, all'età di ventinove anni, di lasciare la reggia
paterna per dedicarsi, libero dall'attaccamento ai beni materiali, alla
ricerca di una via che conducesse alla liberazione dalla sofferenza e alla
felicità suprema. Si dedicò dapprima allo yoga e alle pratiche
di un ascetismo che dopo alcuni anni gli parrà tanto severo quanto
infruttuoso; adottò allora una via media fra la vita agiata e la
mortificazione assoluta, per approdare poi, nell'ultima fase del suo cammino,
alla definitiva illuminazione, ottenuta, secondo la tradizione, durante
una notte trascorsa a meditare sotto un fico sacro a Bodh Gaya.
Religione nazionale del Giappone.
Culto politeista, lo scintoismo (dal giapponese shinto, "la via degli dei")
venera un nutrito pantheon di kami ("dei" o "spiriti") che comprende varie
classi di divinità, tra le quali gli dei locali, i fenomeni naturali,
gli esseri viventi (considerati depositari di una forza vitale e spirituale)
e gli antenati nobili deificati; l'imperatore è stato a lungo venerato
come kami vivente. Sorto in una cultura preletteraria, lo scintoismo conserva
tuttora i suoi caratteri di religione spiccatamente rituale, che invita
i fedeli a venerare i kami, propiziandoseli con preghiere e offerte, e
a scongiurare la loro ira evitando gli stati di impurità.
Lo scintoismo sottolinea l'importanza della
purezza rituale e non possiede una gerarchia clericale, tramandando le
funzioni sacerdotali per via genealogica. Poiché il contatto con
la morte, con la malattia e con il sangue è ritenuto oltremodo dannoso,
si prescrivono alcuni riti, detti kegare, volti a liberare il fedele da
qualsiasi forma di contaminazione. Questa religione è fondata su
base territoriale e assegna agli abitanti di ciascun quartiere o paese
un luogo di culto che contiene un oggetto utilizzato come manifestazione
tangibile delle divinità; queste vengono venerate anche pregando
presso gli altari domestici o visitando le montagne sacre, numerose in
tutto il Giappone.
Il processo di politicizzazione della religione
nazionale ebbe il suo culmine nel 1932 con il decreto del ministero dell'Istruzione
che, assegnando ai santuari scintoisti il ruolo di scuole di patriottismo,
creava la struttura necessaria a sostenere il regime militarista e imperialista
di quegli anni; con la sconfitta del Giappone nella seconda guerra mondiale,
il governo di occupazione insediato dagli Stati Uniti sancì già
nel 1945 la fine dello scintoismo come religione di stato, imponendo all'imperatore
di negare esplicitamente la sua natura di divinità.
Principale scuola di pensiero della filosofia
cinese, nata dall'insegnamento di Confucio e dei suoi discepoli. Le dottrine
del confucianesimo si imperniano su principi etici, sull'arte del buon
governo e su una saggezza pratica che concerne la qualità delle
relazioni sociali. Affermatosi nel V secolo a.C in Cina, dove divenne ideologia
ufficiale dello stato sotto la dinastia Han, il confucianesimo si è
poi diffuso in Corea, Giappone e Vietnam, costituendo uno dei fondamenti
ideologici della cultura dell'Asia orientale.
Il confucianesimo non fu mai una religione
istituzionalizzata. Gli eruditi cinesi onorarono Confucio, considerandolo
un grande maestro e un saggio, ma non lo venerarono mai come una divinità
personale, sebbene gli occidentali abbiano per lungo tempo ricondotto la
fortuna del confucianesimo al culto degli antenati, che è parte
integrante della religione cinese. Confucio non si proclamò divinità
in nessuna occasione: a differenza delle chiese cristiane, i templi eretti
in onore di Confucio non erano luoghi in cui la comunità religiosa
si riuniva per pregare, bensì edifici pubblici destinati a cerimonie
annuali, la più importante delle quali si svolgeva nel giorno del
compleanno del filosofo. I numerosi tentativi di divinizzare Confucio e
di interpretare il confucianesimo in chiave religiosa fallirono grazie
alla natura essenzialmente laica di questa filosofia.
I fondamenti
del confucianesimo
I principi del confucianesimo si trovano
in antichi testi raccolti e ordinati da Confucio e dai suoi discepoli.
Vennero dapprima tramandati oralmente e successivamente redatti in forma
scritta nel Lunyu, sono caratterizzati da un chiaro atteggiamento conservatore
in campo morale, giacché l'intento del filosofo era quello di offrire
principi immutabili .Questa istabilità aveva in certo modo costretto
Confucio a inaugurare la riflessione sulla perduta "Via degli antichi re"
della dinastia Chou, e sul modo di farla risorgere. Credendo che le virtù
morali dei sovrani e dei cittadini che potessero garantire la salvezza
dello stato in epoca di istabilità, Confucio sottolineò la
funzione educativa dei riti, della musica e dei poemi dell'antica letteratura
cinese, nell'ambito di un progetto politico volto all'eliminazione di qualunque
turbativa dell'ordine costituito. Uno stato provvisto dei riti e della
musica più appropriata avrebbe reso automaticamente felici e virtuosi
i suoi cittadini: non sarebbero occorse leggi poiché non sarebbero
mai nate dispute.
Il confucianesimo
in epoca moderna
Per lungo tempo gli studiosi occidentali
hanno ammirato il confucianesimo per la sua sintesi di razionalismo laico
e consapevolezza etica; più di recente esso è stato considerato
nuovamente con favore alla luce della filosofia contemporanea, che ha sottolineato
la debolezza delle tradizionali dicotomie filosofiche occidentali, come
"materia e spirito", oppure "fatto e valore". Nello stesso tempo, alcuni
paesi asiatici, in particolare Singapore, hanno approvato una legislazione
fedele ai precetti confuciani, ispirandosi alla filosofia quale fonte di
quei "valori asiatici" non-occidentali che conferiscono maggior rilievo
a un'amministrazione di tipo paternalistico e alla solidarietà sociale
di contro all'individualismo, che caratterizza il liberalismo e che tende
a introdurre divisioni nel corpo sociale. L'attenzione del confucianesimo
all'istruzione, inoltre, ha certamente favorito lo straordinario sviluppo
economico del Giappone, di Taiwan, della Corea del Sud e di altri stati
dell'Asia orientale.
L'insieme delle dottrine filosofiche e religiose
che, in concorrenza con il confucianesimo, ebbero origine intorno al IV
secolo a.C. in Cina.
Il taoismo risulta oggi costituito da due
sistemi distinti: il "taoismo filosofico", che si ritiene nato nella Cina
dell'epoca classica con la dinastia Zhou, e il "taoismo religioso", che
si affermò 500 anni più tardi con la dinastia Han. Quest'ultimo
si fonda sulla rivelazione del saggio Lao Zi, che un taoista di nome Zhang
Daoling asserì di aver accolto nel 142 d.C. sui monti del Sichuan.
Il taoismo filosofico è rimasto il fondamento immutato di un coacervo
di credenze religiose ereditate dall'originario politeismo cinese e di
atteggiamenti e pratiche che per l'Occidente moderno sono definibili come
superstiziose, come lo sciamanesimo e la divinazione; il taoismo religioso
è invece tuttora una religione praticata ed è divenuta parte
integrante della cultura popolare cinese.
Origine e dottrine fondamentali
Le dottrine taoiste fondamentali, sia filosofiche
sia mistiche, sono contenute nel Tao-te ching (Libro della via e della
virtù), che risale al III secolo e viene attribuito a Lao Zi, e
nel Zhuangzi, un testo composto di parabole e allegorie, anch'esso risalente
al III secolo, ma ricondotto a Zhuang Zi. Mentre il confucianesimo esortava
l'individuo a conformarsi alle norme tradizionali della "Via degli antichi
re", il taoismo asseriva che l'individuo dovrebbe ignorare le imposizioni
della società e cercare unicamente di conformarsi al disegno della
natura, il Tao (la "via", il "cammino", il "principio"), che non è
definibile a parole né concepibile con il pensiero. Per essere in
armonia con il Tao è necessario "non agire" (wu-wei), non fare cioè
nulla di artificioso o innaturale: abbandonandosi liberamente agli impulsi
della propria natura e affrancandosi da qualsiasi dottrina si giunge all'unità
con il Tao e si acquista un potere mistico (De), che consente di trascendere
qualunque contraddizione tra gli aspetti del mondo, persino quella tra
la vita e la morte.
Il principio dell'equilibrio armonioso, che sottostà a tutti gli aspetti della cultura cinese, si traduce in un'arte che è il risultato di una sottile convivenza di tradizioni e innovazioni, idee autoctone e straniere, immagini religiose e laiche.
Gli imperatori cinesi furono attenti patroni
delle arti. Quasi tutti gli artisti e gli architetti professionisti furono
impiegati statali al servizio della corte.
L'arte cinese dei primi periodi dinastici,
che si sviluppò a partire dall'età del bronzo, si incentrava
sul culto dei morti.
Il buddhismo, introdotto nel IV secolo d.C,
importò dall'india nuovi stili e il declino degli opulenti costumi
funerari.
Con la dinastia T'ang nel VII, e le successive,
l'architettura laica raggiunse una grandezza senza precedenti; la pittura
di paesaggio e la ritrattistica fiorirono e i progressi tecnici ,
nel campo della ceramica, portarono allo sviluppo della fine porcellana.
L'architettura, a partire dalla dinastia Sung, divenne sempre più raffinata e complessa.
L'arte giapponese è caratterizzata
da dicotomie molto marcate. La lavorazione della ceramica si distinse in
tutto il mondo per i suoi esiti spettacolari. Dalle opere architettoniche
emergono infine la predilezione per i materiali naturali e il desiderio
di stabilire un'interazione tra lo spazio interno ed esterno.
Tra le stampe del pittore e incisore giapponese
Hokusai si trovano alcune della più belle riproduzioni di paesaggio.
Particolarmente famosa è la serie intitolata Trentasei vedute del
Fuji
(1826-23 ca.), che esprime una vasta gamma di stati d'animo. Il monte Fuji
visto da Kanagawa,m più noto come L'onda, una grossa e minacciosa
onda in primo piano sembra sovrastare il monte Fuji, raffigurato sullo
sfondo. (figura:L'onda)
Il teatro no
Il teatro No è la principale forma
di teatro giapponese, evolutasi intorno al XIII e XIV secolo da antiche
danze cinesi dell’epoca dei T’ang. Nel corso del 1300 alcuni teorici dalle
tendenze estetiche ed artistiche ispirate al buddismo zen, fissarono gli
elementi fondamentali di questa forma di teatro, dando al No una struttura
definitiva: il No è una forma d’arte che mirando alla rappresentazione
delle cose, deve giungere ad affascinare il pubblico mediante un linguaggio
misterioso per la suggestione e il simbolismo delle immagini. Forma drammatica
essenzialmente lirica, il No si fonda sulla contrapposizione di due personaggi,
lo shite ed il waki, protagonista ed antagonista, che possono essere accompagnati
da personaggi minori o da altri elementi di contorno. I
personaggi sono unicamente interpretati da uomini, che indossano maschere
di grande bellezza, illustranti ciascuna un lato dato del personaggio o
un dato sentimento. L’ambiente scenico è invece semplice e stilizzato,
con un fondale contro il quale siede il coro, composto solitamente da otto
o dieci elementi. In origine spettacolo popolare, il No divenne in seguito
la forma drammatica tipica rivolta ad un pubblico aristocratico. Questo
ha permesso al No di rimanere sostanzialmente inalterato fino ai giorni
nostri. Nonostante nel 1800 in Giappone con l’abolizione delle distinzioni
di classe il No divenne accessibile al grande pubblico, la sua diffusione
è tuttora limitata a causa della lingua arcaica e delle numerose
allusioni letterarie presenti in esso.
Fin dal III millennio i Sumeri costruirono le loro città sui territori fertili della Mesopotamia. Le case erano costruite con mattoni ed argilla cotta al sole, unici materiali di cui il territorio era ricco. Nel II millennio il popolo guerriero degli Assiri conquistò la regione e i sovrani assoluti che regnarono resero splendide le città.
Tra queste ricordiamo Babilonia, che sorgeva
sulle sponde dell’Eufrate, celebre nell’antichità per i sontuosi
palazzi ed i giardini sulle terrazze.
L’area sacra era formata da un cortile e
da un santuario, vicino al quale sorgeva talvolta la ziggurat, un’alta
torre a terrazze con una cappella all’estremità ed una gradinata
d’accesso.
Questa costruzione simboleggiava la montagna sacra, il luogo più alto sul quale Marduk, la divinità suprema, scendeva per incontrare il re, che era anche il massimo sacerdote. La ziggurat di Babele (Conosciuta nel mito biblico come "Torre di Babele"), ha attraversato il tempo e le culture. Essa, emblema della confusione umana, compare in molte opere pittoriche per rappresentare l’orgoglio degli uomini punito da Dio.

Il mito trascritto nella Bibbia sembra essere
attinto da un’antica leggenda mesopotamica secondo cui un re babilonese
particolarmente ambizioso avrebbe impegnato tutto il suo popolo nell’infinita
costruzione di una ziggurat capace di arrivare fino al cielo, simbolo di
perfezione e conquista di un potere ultraterreno.Ma Dio, infastidito da
questa pretenziosa iniziativa, punisce l’uomo privandolo della sua lingua
comune, lasciandolo così nell’impotenza di comunicare tra diversi
dialetti e quindi di terminare l’ambita costruzione.
Collegata alle famose ziggurat è
anche l’astrologia, attività molto diffusa tra le civiltà
della Mesopotamia antica. Era infatti dall’alto di queste che astrologi
e astronomi osservarono e divisero il cielo in dodici sezioni e dodici
segni, in cui le stelle sono unite in figure di animali o di eroi mitici.
Su questa base predicevano il futuro.
![]() |
![]() |
I templi-montagna dell’India medievale sono
colossali costruzioni, alte anche 60 metri, in pietra, di aspetto piramidale,
relative al culto delle divinità indù: Brahma, anima e creatore
dell’universo, Visnù il conservatore, Shiva, il distruttore. I piani
di queste piramidi sono interamente rivestiti di sculture e rilievi ornamentali.
(rappres. Della trimurti)
DALLA TERRA AL CIELO (tempio di Belur)
Questa struttura è nata dall’intenzione
di dare un forte significato all’edificio sacro.
La forma piramidale riporta al simbolismo
della montagna cosmica, che si ritrova in culture più antiche, quali
la mesopotamica e l’egizia. Salire al cielo , dal basso all’alto, sono
espressioni comuni ad ogni religione ed indicano il passaggio da un livello
inferiore ad uno superiore in senso spirituale e morale: tutto ciò
che è buono, giusto e puro sta in alto, verso il cielo. La piramide
è dunque una figura geometricamente perfetta che con la sua punta
riesce a penetrare nel regno superiore.
SCULTURA
Molto spesso la scultura indiana ha utilizzato
come soggetto la religione. Come ogni immagine sacra, le statue che raffigurano
le divinità dell’induismo sono cariche di
simboli.
![]() |
|
Gli storici sono ormai certi che la splendida Efeso sia nata tra il XVI sec e il XI sec A.C . E’ inoltre risaputo che furono sicuramente gli Elleni a costruirla : Efeso era infatti un tempo una delle città più importanti , se non la più famosa del mondo della Lega Ionica , che comprendeva tutte le terre greche conquistate oltremare in Asia minore .Il massimo splendore di Efeso arrivò dopo un periodo di crisi , in seguito alla morte del suo fondatore , e due sono i capi politici che riuscirono a far riprendere ad Efeso la sua antica fama : Creso e Lisimaco . Il primo , che regnò sulla cittadina nel VI sec A.C , ristrutturò completamente il tessuto urbano , portando Efeso ad un periodo d’ oro , anche grazie alla costruzione dell' ‘ Artemision , tempio in onore di Artemide e una delle sette meraviglie del mondo antico . Lisimaco , re di Tracia , risultò altrettanto decisivo ai fini dell'’ascesa di Efeso : costui si rivelò magnanimo nell’ invitare nella propria città gli abitanti dei borghi limitrofi , distrutti da Efeso durante alcune guerre ; fece inoltre edificare numerosi luoghi di cultura come il Ginnasio e il teatro.

Nata nel periodo imperiale romano , sotto
Augusto , la Biblioteca di Celso fu dedicata da Tiberio Aquila al padre
Tiberio Celso , da qui il nome . Alla sua morte Aquila lasciò a
dei delegati soldi e mezzi necessari al mantenimento della biblioteca .
Purtroppo l’ interno dell'’ edificio venne distrutto dai Goti , nel III
sec D.c , che risparmiarono per fortuna la facciata .
![]() |
|
Nata nel bel mezzo del deserto , Palmira
, è un dono della fonte Efga . Dapprima semplice borgo , Palmira
ottemme sempre più successo e fama a causa della sua posizione ,
a cavallo tra il Mediterraneo e l’ interno dell'’ Asia . Sfuggita ad una
incursione di Augusto ,che voleva saccheggiarla , fu provincia romana sotto
Tiberio. Sotto gli Antonini ed i Severi Palmira superò addirittura
la stessa Petra in Giordania.

La parte vecchia della città di Palmira
può essere considerata un unione di due mondi opposti , quello arabo
e quello romano .Il teatro ( nella foto sopra ), i numerosi templi , le
vie lastricate da colonne sono un chiaro esempio di come l’ arte araba
abbia saputo evolversi durante i secoli . Particolarmente ben conservata
è lì agorà rimasta quasi come un tempo . Insuperato
in bellezza in tutta Palmira è il tempio di Bell , dio del cielo
e, capolavoro arabo e ispirato all’ arte romana .
![]() |
|
Anche se le fonti a loro disposizioni sono
assai scarse , gli archeologi di mezzo mondo sono propensi a sostenere
che la città di Petra sia nata attorno al 350 A.C.
Tra il 300 e il 100 A.C vi fu per Petra
un periodo di vero splendore : i re, con abili conquiste , avevano ampliato
il territorio estendendolo fino a Damasco .
Poi vennero i Romani che inizialmente si
limitarono a co-governare coi Nabatei , popolazioni arabe da secoli in
Giordania , ma che passarono subito dopo al "contrattacco" imponendo proprie
leggi .
Petra dovette abituarsi nel tempo , proprio
come era avvenuto per alcune città siriane e arabe , ad esser considerata
solo una terra di passaggio .
Petra non restò che una misera terra
di passaggio per molti lunghissimi anni , quelli della dominazione romana
.Sconosciuta per secoli , Petra è stata riscoperta nel 1821 da un
archeologo e studioso tedesco.
La tomba più famosa è sicuramente
quella del re Arates IV , nella foto .

Gerusalemme è , per le tre principali religioni che si affacciano sul Mediterraneo, un simbolo. Il nome della città deriva dal cananeo shalim, "pace", e presso i Fenici il centro era chiamato "Urushalim" ; stessa etimologia del nome è quella della versione ebrea , "Yerusalim in aramaico vuol infatti dire "Città della pace". Nonostante questi nomi pacifici la tranquillità non è mai stata un fattore significativo di questa cittadina , distrutta ben 18 volte . Sulla cinta di mura della città vecchia si aprono tre porte : la più famosa è la Porta d’ Oro , le più visitate sono invece la Porta di Damasco e la Porta di Giaffa . L’ interno della cittadina si presenta come un miscuglio di vie e viuzze anche se la pianta di quest’ ultima è divisa in 4 zone separate : un quartiere armeno , uno ebreo , uno cattolico e uno mussulmano . La collina di Sion "sovrasta" la città , e, assieme ,alla tomba di Davide , costituisce la parte alta di Gerusalemme . Sempre in zona si trova il Cenacolo , dove la leggenda vuole che Gesù Cristo abbia consumato l’ultima cena .
*Damasco ( Dimash )
Damasco è stata per secoli , e per alcuni lo è ancora , una " seconda terra promessa" , una ambita meta di commercianti e un’ "antica Las Vegas" . Uno dei ritrovi mussulmani più famosi è la Moschea degli Omayyadi : costruita nel VII sec D.C , sulle basi di una chiesa romana del IV sec A.C , la Moschea ebbe una vita travagliata , nel 1800 tutti i suoi mosaici furono danneggiata da un incendio . Come recita un detto arabo , Damasco è il " neo della terra " ; inserita in una piana levigata da fiumi , Damasco è infatti una rarità e un ‘ eccezione .E’ forse per questo motivo che Maometto, che non voleva contemplare l’immagine della felicità prima di averla meritata , non visitò mai Damasco . La parte della città , tra le più antiche del Medio Oriente , ora è anche una tra le più popolate .