GEOGRAFIA UMANA
Dravidi
Curdi
Armeni
Ariani
            Cina
              Giappone
              Mesopotamia antica
              India               Efeso
              Palmira
              Petra               Gerusalemme
                  Damasco

In Asia i gruppi etnici prevalenti sono quello europide ( cioé dei cosidetti “bianchi”), il gruppo mongolide ( cioé i “gialli”) e la razza nera.
La razza mongolica abita l’Asia orientale: Giappone, Cina, Mongolia e penisola indocinese. Questa razza presenta inoltre caratteristiche fisiche piuttosto omogenee: la "plica mongolica" dell'occhio e i capelli scuri e lisci. In questa razza prevalgono due gruppi di lingue: le uralo-altaiche e le sino-tibetane
La razza bianca si divide in cinque gruppi: gli indo-arii nel subcontinente indiano, i semiti nell’Asia occidentale, gli anatolici nell’Iran settentrionale e nel Curdistan; i turchi e gli slavi russi. Qui prevalgono le lingue indoeuropee (hindi,bengali,persiano e russo) e quelle semite (arabo e ebraico).
La razza nera è rappresentata dai Dravidi che abitano nel Deccan e da popolazioni primitive. Sono presenti importanti minoranze etniche come curdi e armeni.
 
Uomo cinese Uomo malese in India Bambini giapponesi
*Dravidi
Nome con il quale vengono designati gruppi etnici diversi,in prevalenza Paleoindiani, parlanti lingue affini, oggi stanziati per la maggior parte nell’India meridionale. I Dravidi sono portatori di una cultura elevata: in origine erano agricoltori seminomadi e tale costume è stato ripreso dopo l'invasione ariana, da vari gruppi; alcuni studiosi attribuiscono ai Dravidi la creazione della civiltà dell'Indo, caratterizzata da insediamenti urbani.
*Curdi
I Curdi sono una popolazione di lingua indoeuropea e di religione islamica, presente nel Medio Oriente fin dal II millennio a.C. La loro entità numerica si valuta intorno ai 20 milioni, di cui la maggior parte vive nel Kurdistan, una regione turca fra Turchia, Iran, Iraq e Siria. I Curdi hanno combattuto ripetutamente contro i Turchi, Iraniani e Iracheni per ottenere uno stato indipendente o per lo meno un’ampia autonomia. In Turchia non viene loro riconosciuta alcuna forma di autonomia nemmeno culturale, così come avviene in Siria. L a regione iraniana dove vivono i Curdi si è trovata fra le più esposte ai bombarda menti della guerra e alla fine della guerra del Golfo i Curdi sono stati sottoposti a un vero e proprio sterminio e hanno dovuto rifugiarsi nei paesi vicini. Dal ‘92 questo popolo è stato sottoposto a violenti attacchi anche da parte dell’ esercito turco, cui ha risposto con azioni di guerriglia. I Curdi costituiscono la più numerosa nazione al mondo che sia priva di uno stato.
*Armeni
Nella regione turca dell’Armenia, una regione montuosa dell’ Asia minore, abitavano, all’inizio di questo secolo, più di 4 milioni di armeni; una popolazione di lingua europea. Tra il 1894 e il 1918 gli armeni subirono feroci persecuzioni da parte dei turchi, come risposta alle loro richieste di autonomia. La conseguenza fu che due milioni di armeni furono sterminati e gli altri furono costretti a emigrare. Oggi tre quarti degli armeni vivono nell’ ex-URSS, in una convivenza difficile e conflittuale con le altre etnie della regione; gli altri in Europa e Stati Uniti. Gli armeni della diaspora sono oggi considerati uno dei popoli dalla cultura più alta e raffinata. Negli ultimi anni hanno sviluppato una intensa attività politico-culturale per chiedere che si riconosca la verità del genocidio del loro popolo e si renda giustizia.
*Ariani
Popoli appartenenti al ceppo linguistico indoeuropeo. Le prime testimonianze relative agli ariani si trovano in Asia Minore: fonti scritte testimoniano che il regno dei Mitanni conosceva già, dalla metà del II secolo a.C., un ceppo ariano. Nel XIV secolo a.C. gli ariani migrarono verso est, si spinsero nell'India nordoccidentale, abbandonando i territori afghani e iraniani; conquistarono prima il Punjab, poi altre zone dell'India. Gli ariani consideravano il colore chiaro della loro pelle un privilegio e cercarono di evitare la contaminazione con i popoli autoctoni di pelle scura.
Una donna indiana versa l'acqua da una brocca mentre recita una preghiera
L’Asia é la culla delle maggiori religioni esistenti e tutte vi sono rappresentate. In tutta L’Asia centro-orientale é ampiamente diffuso il buddhismo (in Cina, Tibet e Manciuria); in India prevale il brahmanesimo o induismo, mentre nell’Asia dell’est sono presenti il confucianesimo e il taoismo (Cina) e lo scintoismo (Giappone). Sulle coste mediterranee dell’Asia nacquero l’ebraismo (praticato principalmente nel ricostituito Stato di Israele), il cristianesimo (diffusosi poi in tutto il mondo, mentre in Asia conta solo 63 milioni di fedeli) e l’islamismo (la religione musulmana, praticata in Arabia, Anatolia, Iran, Siria, Pakistan, Bangladesc e Indonesia).
 
Ebrei raccolti in preghiera davanti al Muro del Pianto, in Israele

 
 

*Ebraismo

La religione ufficiale di Israele è l’ebraismo, che si differenziò dalle religioni degli altri popoli per il suo monoteismo. Il Testo Sacro dell’ ebraismo è la Bibbia, cioè il Vecchio Testamento. Il luogo di culto dell’ ebraismo è la Sinagoga ed il calendario liturgico si basa sulle feste a carattere "memoriale", cioè ricorrenze di altrettanti particolari avvenimenti della storia ebraica:

Nella Sinagoga il culto è concentrato sulla lettura biblica e viene celebrato dai laici. Infatti nell’ebraismo non esistono professioni ufficiali di fede, e restano un documento privati i 13 articoli di fede di Mosè Maimonide (1135- 1204): realtà di Dio, sua unità, incorporeità, anteriorità, diritto esclusivo all’ adorazione, esistenza della profezia di Mosè, origine divina della legge, immutabilità della legge orale e scritta, conoscenza da parte di Dio delle azioni umane, loro premio e castigo, avvento del Messia e resurrezione dei morti. Tra gli ebrei di Israele si possono distinguere due gruppi principali: Gli ashkenaziti furono tra i primi ad immigrare in Israele, essendo in gran parte istruiti ed in possesso di capitali da investire. Essi divennero ben presto la classe dirigente politica ed economia del paese, al quale impressero un carattere nettamente occidentale. Al contrario, i sefarditi, giunti tra il 1948 ed il 1960, meno istruiti e più restii ad adattarsi ai modelli occidentali, si trovano relegati ai margini del potere politico ed economico. Oggi essi formano la maggioranza degli operai e spesso risiedono nelle periferie della città.

Caratteristiche fondamentali dell'ebraismo

Vediamo qui di seguito in che cosa consiste la loro fede e come la testimoniano nella loro vita.Esiste Dio, esiste un popolo, esiste un’alleanza: la storia di questi tre elementi è la storia dei presupposti dottrinali dell’Ebraismo. Il Dio della fede ebraica è il Dio che ha parlato ad Israele, attraverso i suoi uomini di fede. E’ l’unico e si presenta concretamente nella storia. Questo Dio ha scelto un rapporto particolare tra Israele e se stesso, ad Israele l’onore di testimoniare la grandezza, la potenza e la gloria di Dio. Ma Iddio ha fatto un dono, quello della Torah. La Torah (o Pentateuco, cioè 5 libri: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio) è la prima delle tre parti in cui si divide la Bibbia ebraica e cioè il libro sacro, le altre due sono Nabim (o Libro dei Profeti) e Ketubim (cioè Sacre Scitture, come Salmi, Proverbi, Cantico dei Cantici,ecc.) Con questo dono Dio indica al popolo ebraico il mezzo concreto per essergli fedele e ciò che desidera dal suo popolo. La condizione di tale possesso è la fedeltà alla Torah. Perciò la vita dell’ebreo tende a svolgersi nello studio e nella pratica della Torah: con questo insegnamento, profondamente orientato verso l’azione, si esclude l’idea di mistero o dogma. L’Ebraismo è una legge di vita, più che una speculazione filosofica su un dato rivelato. Legge di vita che si incarna nello studio e nelle osservanze della legge che regola il comportamento religioso dell’ebreo. Lo studio della Torah è il primo di tutti i comandamenti, viene persino prima di quello della preghiera. Lo studio della Torah si concretizza nello studio del Talmud, l’insieme dei commenti e delle dissertazioni sulla Torah, raccolti nel succedersi dei secoli ad opera dei maestri e dei rabbini. Sono i genitori che hanno principalmente il compito di insegnare la Torah ai figli. Per questa attività il giorno privilegiato è il sabato.Il sabato (shabbath) è il giorno del riposo, dell’unione mistica famigliare, ed inizia il venerdì al calar del sole. Un’ora prima la madre di famiglia benedice le candele, lodando Dio per i suoi doni, la famiglia si riunisce attorno alla tavola, ricoperta da una tovaglia bianca, simbolo della purezza, sulla quale sono posti due candelieri benedetti, che uniscono Israele ed il sabato.Il padre di famiglia riempie la coppa di vino per la lettura ed inizia il pasto, che trova riuniti – in quel momento come tremila anni prima – i fratelli della stessa fede. La preghiera pubblica si svolge nella Sinagoga. Gli uffici sono presieduti dal rabbino, maestro incarnato dell’insegnamento e della predicazione, e sono diretti dal ministro officiante ( hazan), ma né l’uno né l’altro hanno carattere sacerdotale. Quando l’ebreo prega, ha la testa coperta ed è rivestito dallo scialle di preghiera (tallith) con numerose frange ai quattro angoli, che ricordano i seicentotredici precetti da osservare. Per quanto riguarda la morale ebraica, vi è una concezione profondamente ottimistica dell’uomo, perché Dio non può averlo creato se non libero e responsabile. Ma ciò che contraddistingue la morale ebraica, è la sua sete e fame di giustizia che soddisfa le esigenze dell’uomo. Altro elemento essenziale dell’ebraismo è la speranza. Per gli ebrei credere nella venuta del Messia è sperare che verrà un tempo - chiamato in ebraico "i giorni del Messia" – in cui regneranno pace, giustizia e fraternità.

Le tappe della vita

La nascita e la circoncisione: la nascita, oltre che una grande gioia, nel giudaismo è pure l’obbedienza ad un comandamento. Se il bambino è maschio, viene circonciso l’ottavo giorno dalla nascita. La Bar Mizwa: a tredici anni il ragazzo entra nella maggiore età religiosa. Da questo momento l’ebreo diviene membro della comunità ed è soggetto ai diritti ed ai doveri religiosi e sociali derivanti dalla Torah.Il matrimonio: anche il matrimonio è un comandamento. La morte: davanti alla tomba si recita il kaddish, la benedizione che proclama la santità del nome. Poi si osserva una settimana di lutto stretto.
 

*Cristianesimo

Il Cristianesimo é la religione di coloro che professano la fede in Gesù Cristo, considerato figlio di Dio. La religione cristiana nasce dall'Ebraismo che crede in Dio come creatore degli uomini e dell'universo. Gesù visse in Palestina agli inizi del primo secolo. Molto forte fu il suo messaggio. Egli affermò che il regno di Dio é amore per il prossimo, perdono per coloro che sbagliano, cura per i deboli e i poveri. Disse anche di essere venuto sulla terra come servo sofferente che assume su di sé tutti i peccati dell'umanità per liberarla dal castigo divino. Questo non piacque agli Ebrei che pensavano di avere un rapporto privilegiato con Dio e cospirarono per farlo uccidere. Alcuni giorni dopo che Gesù venne crocifisso e sepolto, corse voce che fosse resuscitato: in questo modo Gesù dimostrò di non essere soltanto un uomo ma anche il figlio di Dio. La Chiesa cristiana iniziò il mattino di Pasqua con l'annuncio che Gesù era risorto. I discepoli di Gesù iniziarono a predicare nelle più importanti città mediterranee, trovando seguaci specialmente nelle classi sociali più umili .Verso il 70 d.C. fu ultimata la stesura di quattro volumetti, i Vangeli, che narrano la vita di Gesù e che, insieme alle Epistole di Paolo e di altri Apostoli, formò il Nuovo Testamento cosiddetto in contrapposizione ai testi sacri ebraici chiamati dai cristiani Vecchio Testamento. Vecchio e Nuovo Testamento formarono il pensiero della religione cristiana. L'atteggiamento di Roma verso la "nuova religione" fu abbastanza tollerante anche perché la religione cristiana si occupò solamente di anime non mettendo in pericolo il potere temporale e accettò le gerarchie sociali. Comunque molti cristiani romani furono perseguitati perché si rifiutavano di adorare l'imperatore e questo fu preso come un rifiuto di natura politica all’obbedienza dovuta dai cittadini allo Stato. La tendenza del Cristianesimo a pensare alla vita dell'aldilà favorì atteggiamenti rassegnati.Nel 313 d.C. l'imperatore Costantino riconobbe ai cristiani la libertà di culto. Egli capì la superiore moralità dei cristiani dalla decenza della loro vita e della rivoluzione puritana che essi avevano operato nel costume di un impero che non ne aveva più nessuno.Essi avevano formidabili qualità di pazienza e di disciplina e ormai se si voleva trovare un cittadino di onesto era tra loro che bisognava cercarlo. Non c'era città in cui il vescovo non fosse migliore del prefetto. Non era forse meglio sostituire ai vecchi corrotti burocrati quei prelati irreprensibili e far di costoro gli strumenti di un nuovo impero? Costantino cominciò col riconoscere ai vescovi competenze di giudici e incarichi amministrativi. Dopo pochi anni il Cristianesimo diventò la religione ufficiale del impero Romano. Questo fu un periodo importante per il Cristianesimo perché entrando nel potere avrebbe avuto la possibilità di cambiarlo. La Chiesa si servì dell'appoggio imperiale per introdursi in tutti i paesi dell'Europa e fissando a Roma il centro direttivo e il cervello pensante della Cristianità. La dottrina cristiana si é venuta precisando nei secoli attraverso una elaborazione teologica. Il Cristianesimo nel continente asiatico ha sempre avuto grandi difficoltà ad adeguare il messaggio cristiano alle tradizioni e alla visione del mondo di tali popoli. Il tentativo di introdurre il Cristianesimo nel continente asiatico avvenne attorno al 1500 ad opera di missionari Gesuiti che approfittando delle basi commerciali olandesi, spagnole e portoghesi sparse in India, in Cina e in Giappone vi instaurarono delle missioni. Le conversioni ebbero un modesto successo e le classi sociali superiori rimasero indifferenti al messaggio cristiano perché, accogliendolo, avrebbero dovuto accettare anche costumi degli europei e rinunciare al loro tradizionale modo di vita e temendo anche che i cristiani fossero l'avanguardia della conquista europea. Attualmente ci sono modeste comunità cristiane in Cina, India, Giappone e Mongolia.

*Islamismo

L’Islam è la religione fondata da Maometto nei primi decenni del VII secolo d. C.. La parola Islam significa sottomissione a Dio, fede incondizionata; muslim (da cui musulmano che vuole dire "sottomesso") è colui che pratica l’islamismo.

La dottrina

La religione musulmana è un rigoroso monoteismo che intende perfezionare le rivelazioni dei profeti anteriori a Maometto, che è perciò il " sigillo" dei profeti, l’ultimo profeta mandato da Dio. Dio è creatore di tutte le azioni umane, legislatore, giudice cui nulla sfugge, ma anche indulgente verso chi si pente. Allah, in lingua araba, significa Dio e si tratta della stessa parola che in ebraico suona Elohim ( il nome di Dio ) . Il libro sacro dell’Islam è il Corano, dettato da Allah a Maometto tramite l’ arcangelo Gabriele è diviso in 114 capitoli detti Sure. Un’altra fonte dell’Islamismo è la Sunna, raccolta di episodi della vita di Maometto e dei suoi detti.I cinque precetti fondamentali ( o pilastri dell’Islam ) sono:

  1. -professare la fede in Allah
  2. -pregare cinque volte al giorno rivolgendosi in direzione della Mecca, città santa dell’Islam
  3. -digiunare durante il mese del Ramadan, che è quello in cui venne rivelato il Corano a Maometto
  4. -fare l’elemosina ai poveri, agli indigenti e a coloro che sono stati conquistati all’Islam
  5. -recarsi in pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nel corso della vita.

La conquista

Abu Bakr (632/634) inviò le sue truppe verso l’Oman, lo Yemen, Le isole Bahrein e l’Hadramaut, e riuscì ad unificare l’Arabia sotto di sé, senza però dare alla conquista un effetto duraturo. Intraprese poi conquiste al di fuori dell’Arabia, continuate da Omar, il secondo califfo (633-634), fu autore del decreto dell’espulsione di ebrei e cristiani dalla penisola.Con Alì, la cui regolare elezione fu contestata da Mu’awyya, governatore di Gerusalemme, incominciarono così le lotte interne. Egli fu vincitore, assunse il califfato e lo rese ereditario nella sua famiglia, ma da allora si perpetuò lo scisma dei partigiani di Alì. Ci furono diverse ribellioni contro gli Omayyadi di Gerusalemme, ma il potere tornò saldamente nelle loro mani, che per quasi un secolo esercitarono dalla loro capitale siriana, Damasco. L’Arabia conobbe allora un periodo di prosperità in cui accrebbe la fama della città santa.

La cultura

A mano a mano che conquistarono nuovi popoli ai principi del Corano, i conquistatori a loro volta ne assimilavano la cultura. Fiorì così nel Vicino Oriente, nelle regioni dell’Africa Mediterranea ed in Spagna una civiltà che, pur attingendo al patrimonio culturale egizio, ebraico e cristiano assunse un carattere profondamente originale in tutti i campi del sapere e delle attività umane.La lingua araba in cui è scritto il Corano ed in cui viene celebrata la liturgia islamica si sostituì gradualmente a quelle delle popolazioni conquistate.Gli Arabi tradussero e commentarono nella loro lingua i filosofi greci, salvando così dalla scomparsa molti capolavori del mondo antico.

Le componenti politico-religiose dell'Islam

L’Islam non è un mondo compatto e privo di differenziazioni. Anch’esso, come il cristianesimo, ha conosciuto numerose divisioni: la prima e più importante risale agli albori dell’Islam ed ebbe origine da una divergenza circa la successione a Maometto, quale capo dell’Islam. Maometto, infatti, non lasciò discendenza maschile; alla sua morte si aprì un’aspra contesa tra i sostenitori di Abu Bakr, discepolo prediletto del profeta, ed i sostenitori di Alì, cugino di Maometto ed insieme suo genero, avendone sposato la figlia Fatima. Abu Bakr prevalse e fu eletto califfo, ma Alì riuscì a diventare califfo a sua volta, dopo la morte di Abu Bakr e dei suoi due immediati successori. La sua elezione fu però contrastata dalla famiglia rivale degli Omayyadi e l’Islam si spaccò in due tronconi: da una parte i sunniti, dall’altra parte gli sciiti. I sunniti, od ortodossi, si richiamano – oltre che al Corano, all’insegnamento che Maometto aveva impartito con la sua condotta (Sunna significa "comportamento") e riconoscono come legittima la successione dei primi quattro califfi, in quanto avvenuta per via elettiva. Gli sciiti (da Shia – partito o fazione) rivendicano la funzione di guida spirituale (imam) ad Alì ed ai suoi discendenti, perché provenienti dalla famiglia di Maometto ed unici suoi successori legittimi.Su quest’antica divisione si sono via via innestate altre distinzioni d’ordine dottrinario e giuridico.

Maometto

Maometto nacque nel 570 a La Mecca. Nel 612 egli incominciò a diffondere il suo messaggio tra i cittadini, che però l’accolsero con freddezza, e la prima comunità musulmana dovette pertanto rifugiarsi a nord della città.La data di questa emigrazione ( 622 a.C.) segnò l’inizio dell’era musulmana : l’Egira.Maometto organizzò il primo stato islamico con capitale Yathrib, che poi fu detta la "città del profeta" (Madina al Nabi: Medina). Egli superò la struttura tribale riuscendo a raggruppare in un solo popolo elementi eterogenei, nomadi e sedentari, pagani, ed, in un primo tempo, anche ebrei.La rivelazione del Corano era infatti universale, non limitata agli Arabi, e non si curava dei privilegi di nascita o delle istituzioni di lignaggio. Essa divenne uno strumento di coesione tra gli Arabi, fino ad allora frazionati in tribù od in stati di poca importanza. Nel 630 Maometto conquistò la Mecca e la liberò dai vecchi idoli. Subito dopo (anno 9° dell’Egira, 630/631 d.C.) ricevette l’adesione delle tribù di tutta l’Arabia all’Islam e, con la coscienza religiosa, si formò la coscienza politica della nazione. I successori di Maometto, i Califfi, furono dei veri e propri conquistatori.

*Induismo

 Religione tradizionale dell'India, praticata da oltre 700 milioni di fedeli. Il termine italiano "induismo", connesso con il nome dell'India, trova il suo antecedente etimologico nella parola persiana hindu, che veniva utilizzata per indicare il fiume noto anche in Occidente come Indo. Già dal V secolo a.C. il termine "indù" indicava per estensione gli abitanti della terra dell'Indo, e quindi dell'intero subcontinente indiano, mentre per l'Islam la parola acquisì una connotazione religiosa, in riferimento agli abitanti non musulmani di quelle terre; in questo senso l'italiano definisce "indù" i seguaci della religione più antica dell'India, presentati invece dalla tradizione locale come "coloro che credono nei Veda" o come "coloro che seguono la legge (dharma), accettano la divisione della società in classi (varna, ovvero le caste) e vivono le quattro fasi (asrama) della vita umana".
Con il termine "induismo" si indica convenzionalmente l'intera esperienza religiosa degli indiani nel suo svolgimento storico, fin dalle origini, fissate approssimativamente intorno al 1500 a.C.; l'accezione scientifica del termine, tuttavia, denota come "induismo" soltanto la religione che, praticata dal VI secolo a.C., costituisce l'evoluzione di due fasi anteriori dette rispettivamente "vedismo" (dalle origini all'800 ca. a.C.), dal nome dei libri sacri, i Veda, e "brahmanesimo", dal nome degli appartenenti alla casta sacerdotale, i brahmani. Gli indù preferiscono definire l'insieme delle proprie credenze sanatana dharma, dharma eterno.
 

I testi sacri e la visione della vita
In termini estremamente sintetici l'induismo è definibile come una religione nella quale le molte divinità convivono con l'idea di un Dio assoluto.
Ogni uomo è destinato a reincarnarsi in un essere di qualità superiore o inferiore secondo i meriti accumulati nell'esistenza attraverso l'insieme delle sue azioni, il karma, realtà tendenzialmente negativa, ma indirizzabile verso un fine positivo per mezzo di pratiche di devozione e di espiazione che trovano il loro vertice nelle forme di ascetismo volte a ottenere la "liberazione", moksha, dall'attaccamento alla realtà materiale e alle errate concezioni dell'esistenza. Nei concetti essenziali di karma e moksha, la tradizione indiana sintetizza i contenuti essenziali di una visione sostanzialmente pessimistica circa il valore della realtà cosmica e materiale, il cui incombere inesorabile deve essere assolutamente esorcizzato attraverso un cammino di liberazione e di rinuncia al mondo, secondo l'ideale delle numerose correnti ascetiche presenti in India fin dall'antichità.

Le caste
La società indiana, per tradizione, è rigidamente divisa in varna o caste (termine di origine portoghese). Sembrano essere derivate dalla sovrapposizione, in epoca remota, degli ariani sui dravidi. Ad esse si appartiene per nascita senza alcuna possibilità di sfuggire alle severe norme di una concezione gerarchica. Un ruolo di assoluta preminenza è attribuito infatti ai membri delle tre classi superiori, quelle dei sacerdoti (brahmani), dei guerrieri (ksatriya) e dei lavoratori qualificati (vaisya), che riservano una condizione di totale sottomissione a chi appartiene alle caste inferiori, da quelle considerate servili (sudra) fino a quelle, disprezzate come impure, degli "intoccabili", i "paria" della tradizione occidentale. Questi ultimi, in India, sono definiti candala, termine riferito propriamente a chi si trovi nella condizione di "fuori casta" perché nato dall'unione illecita fra una donna di casta brahmanica e un uomo di casta servile.
Formalmente abolito dalla costituzione dell'India moderna nel 1950, il sistema delle caste continua comunque a rappresentare per la tradizione indù l'ambito privilegiato per la realizzazione dell'ordine sociale, riflesso dell'ordine cosmico.

Gli dei e il culto
In questa prospettiva i fedeli rivolgono la loro devozione preferibilmente a una delle divinità principali del pantheon indiano, a Shiva, a Vishnu o alla dea madre, la Devi, considerando ciascuno di essi come manifestazione dell'assolutouniversale,personificato anche nella divinità creatrice, Brahma, il regolatore della legge del karma.

Cenni storici
Già nel periodo compreso approssimativamente fra il 2000 e il 1500 a.C. l'India fu interessata dalla sovrapposizione fra i tratti culturali della tradizione indigena, quale appare, per esempio, nelle manifestazioni della cosiddetta civiltà della valle dell'Indo, nota grazie ai siti archeologici di Harappa e Mohenjo-Daro, e i caratteri importati dagli invasori indoeuropei: se i contenuti fondamentali della religione dei Veda, fondata sull'adorazione di un pantheon di divinità maschili e celesti e sulla pratica del sacrificio, sono di chiara matrice indoeuropea, al sostrato etnico indigeno sarebbero da attribuire, oltre al culto della dea madre, buona parte degli atteggiamenti mistici che andranno a costituire la tradizione ascetica dell'induismo classico e dello yoga in particolare.
Questa tendenza al sincretismo non sarebbe venuta meno neppure con il consolidarsi, già entro il 900 a.C., del dominio indoeuropeo nell'intero subcontinente indiano e con il delinearsi della visione sociale e religiosa imposta dai brahmani che, collocando al centro del loro sistema l'organizzazione castale e la rigida visione ritualistica della religione, provocheranno fra l'altro, nel VI secolo a.C., la reazione delle correnti filosofiche (in particolare del buddhismo) animate da una più complessa concezione della salvezza individuale. Lo sviluppo dei motivi filosofici e cosmologici caratterizza del resto, assieme all'emergere delle principali figure divine, destinate a sostituire o a ridimensionare le divinità del pantheon vedico, i secoli che procedono dal 200 a.C. al 500 d.C. e soprattutto l'epoca dell'impero Gupta (320-540 d.C.), durante la quale l'induismo "classico" trova la sua espressione più compiuta, come religione politeistica praticata nell'ambito del sistema brahmanico, nella tendenza a produrre diverse prospettive devozionali e speculative sulla base di dati reperibili nei grandi testi epici e mitologici.
I numerosi movimenti, come quelli dell'Arya Samaj e del Brahma Samaj, sorti a partire dal XIX secolo e classificati convenzionalmente come manifestazioni del cosiddetto "neoinduismo" sono accomunati dalla volontà di restituire vigore ai contenuti della tradizione indù, intesa come strumento di difesa dell'identità nazionale di fronte al diffondersiin India della cultura europea. L'attività politica diMohandas Gandhi, che per liberare l'India dal dominio britannico si ispirò al concetto buddhista di ahimsa, la non-violenza, riproposta però nelle forme del satyagraha, la "resistenza passiva" vissuta e innervata dalla "forza della verità", costituisce certamente il più noto fra i tentativi di riutilizzare in senso sociale i principi della religione antica. Rientrano in questa prospettiva anche gli ideali riformistici di quanti scorgono in una ridefinizione più o meno radicale del sistema delle caste una necessità assolutamente prioritaria per garantire, di fronte all'avanzata inarrestabile del progresso e della secolarizzazione, la sopravvivenza dei valori spirituali di una fede millenaria, alla quale si ispirano anche alcuni movimenti, come quello degli Hare Krishna, attivi in Occidente.

Shiva
Shiva è a livello cosmologico il distruttore e, nello stesso tempo, rigeneratore del mondo, colui che dispensa la morte, ma anche la vita. In qualità di dio creatore e distruttore, è anche gran signore del tempo perchè conduce il mondo verso l'annientamento ma anche verso la successiva rigenerazione.
Vishnu
Al dio Vishnu viene invece attribuito il ruolo di conservatore del mondo, che egli esercita manifestandosi in determinati momenti della storia del cosmo attraverso delle incarnazioni.
Brahma
E' la personificazione maschile del principio universale dell'assoluto, cioè  divinità creatrice.

*Buddhismo

Religione nata in India sulla base degli insegnamenti di Siddharta Gautama detto Buddha ("l'Illuminato, il Risvegliato"). Egli diffuse il suo insegnamento nel VI secolo a.C. criticando alcuni principi fondamentali dell'induismo, come il valore dei sacrifici e l'autorità dei brahmani e, di conseguenza, l'intero sistema delle caste. La fede buddhista è oggi vitale soprattutto in Asia orientale, dove conta 300 milioni di seguaci, nelle due forme sviluppatesi dal nucleo dottrinale originario.
Siddhartha, divenuto finalmente il Buddha, "l'illuminato", si impegnerà instancabilmente nella sua opera di predicazione itinerante per raccogliere un numero sempre maggiore di discepoli ai quali affidare il nucleo essenziale della sua dottrina, tramandata in forma esclusivamente orale e riassunta nelle definizioni dette Quattro nobili verità. La vita è sofferenza, alla quale si può porre fine soltanto mediante l'eliminazione del desiderio e l'estinzione di ogni forma di attaccamento all'esistenza, al fine di spezzare definitivamente la catena delle rinascite tipiche della religione induista. Per ottenere la liberazione dal dolore occorre camminare sulla via dell'Ottuplice sentiero, che racchiude in sé retta visione, retta intenzione, retto parlare, retto agire, retto modo di sostentarsi, retto impegno, retta consapevolezza, retta meditazione: si tratta, in pratica, del compendio fondamentale della fede buddhista, che vede nella moralità la premessa e insieme la conseguenza della saggezza e della capacità di possederla attraverso la meditazione.
In questo indirizzo di pensiero trova posto anche l'altro concetto portante della tradizione indiana, quello di karma, la conseguenza etica indotta dal complesso delle azioni che l'individuo compie in ciascuna esistenza, determinando inesorabilmente la sua condizione nell'esistenza successiva, secondo una logica di premio e di punizione: la condotta in vita porta con sé la possibilità di rinascere sotto forma di animale, oppure di uomo, di demone, di divinità.
Il fine ultimo dell'uomo che segue il cammino di salvezza suggeritogli dal Buddha è il raggiungimento della condizione suprema del Nirvana, l'estinzione di ogni desiderio e la libertà da ogni forma di condizionamento materiale e psicologico.

Siddhartha Gautama, detto il Buddha
Buddha, fondatore della religione buddhista, nacque presumibilmente nel 563 a.C. a Kapilavastu, nell'India settentrionale; allevato nel lusso e nell'agiatezza, in quanto figlio di un piccolo re locale, egli rimase profondamente scosso dalla scoperta dell'infinito dolore che incombe su tutti gli esseri umani, costretti da una forza ineluttabile a vivere esistenze sempre nuove nel ciclo inarrestabile della reincarnazione. Siddhartha decise, all'età di ventinove anni, di lasciare la reggia paterna per dedicarsi, libero dall'attaccamento ai beni materiali, alla ricerca di una via che conducesse alla liberazione dalla sofferenza e alla felicità suprema. Si dedicò dapprima allo yoga e alle pratiche di un ascetismo che dopo alcuni anni gli parrà tanto severo quanto infruttuoso; adottò allora una via media fra la vita agiata e la mortificazione assoluta, per approdare poi, nell'ultima fase del suo cammino, alla definitiva illuminazione, ottenuta, secondo la tradizione, durante una notte trascorsa a meditare sotto un fico sacro a Bodh Gaya.

*Scintoismo

Religione nazionale del Giappone. Culto politeista, lo scintoismo (dal giapponese shinto, "la via degli dei") venera un nutrito pantheon di kami ("dei" o "spiriti") che comprende varie classi di divinità, tra le quali gli dei locali, i fenomeni naturali, gli esseri viventi (considerati depositari di una forza vitale e spirituale) e gli antenati nobili deificati; l'imperatore è stato a lungo venerato come kami vivente. Sorto in una cultura preletteraria, lo scintoismo conserva tuttora i suoi caratteri di religione spiccatamente rituale, che invita i fedeli a venerare i kami, propiziandoseli con preghiere e offerte, e a scongiurare la loro ira evitando gli stati di impurità.
Lo scintoismo sottolinea l'importanza della purezza rituale e non possiede una gerarchia clericale, tramandando le funzioni sacerdotali per via genealogica. Poiché il contatto con la morte, con la malattia e con il sangue è ritenuto oltremodo dannoso, si prescrivono alcuni riti, detti kegare, volti a liberare il fedele da qualsiasi forma di contaminazione. Questa religione è fondata su base territoriale e assegna agli abitanti di ciascun quartiere o paese un luogo di culto che contiene un oggetto utilizzato come manifestazione tangibile delle divinità; queste vengono venerate anche pregando presso gli altari domestici o visitando le montagne sacre, numerose in tutto il Giappone.
Il processo di politicizzazione della religione nazionale ebbe il suo culmine nel 1932 con il decreto del ministero dell'Istruzione che, assegnando ai santuari scintoisti il ruolo di scuole di patriottismo, creava la struttura necessaria a sostenere il regime militarista e imperialista di quegli anni; con la sconfitta del Giappone nella seconda guerra mondiale, il governo di occupazione insediato dagli Stati Uniti sancì già nel 1945 la fine dello scintoismo come religione di stato, imponendo all'imperatore di negare esplicitamente la sua natura di divinità.
 

*Confucianesimo

Principale scuola di pensiero della filosofia cinese, nata dall'insegnamento di Confucio e dei suoi discepoli. Le dottrine del confucianesimo si imperniano su principi etici, sull'arte del buon governo e su una saggezza pratica che concerne la qualità delle relazioni sociali. Affermatosi nel V secolo a.C in Cina, dove divenne ideologia ufficiale dello stato sotto la dinastia Han, il confucianesimo si è poi diffuso in Corea, Giappone e Vietnam, costituendo uno dei fondamenti ideologici della cultura dell'Asia orientale.
Il confucianesimo non fu mai una religione istituzionalizzata. Gli eruditi cinesi onorarono Confucio, considerandolo un grande maestro e un saggio, ma non lo venerarono mai come una divinità personale, sebbene gli occidentali abbiano per lungo tempo ricondotto la fortuna del confucianesimo al culto degli antenati, che è parte integrante della religione cinese. Confucio non si proclamò divinità in nessuna occasione: a differenza delle chiese cristiane, i templi eretti in onore di Confucio non erano luoghi in cui la comunità religiosa si riuniva per pregare, bensì edifici pubblici destinati a cerimonie annuali, la più importante delle quali si svolgeva nel giorno del compleanno del filosofo. I numerosi tentativi di divinizzare Confucio e di interpretare il confucianesimo in chiave religiosa fallirono grazie alla natura essenzialmente laica di questa filosofia.

I fondamenti del confucianesimo
I principi del confucianesimo si trovano in antichi testi raccolti e ordinati da Confucio e dai suoi discepoli. Vennero dapprima tramandati oralmente e successivamente redatti in forma scritta nel Lunyu, sono caratterizzati da un chiaro atteggiamento conservatore in campo morale, giacché l'intento del filosofo era quello di offrire principi immutabili .Questa istabilità aveva in certo modo costretto Confucio a inaugurare la riflessione sulla perduta "Via degli antichi re" della dinastia Chou, e sul modo di farla risorgere. Credendo che le virtù morali dei sovrani e dei cittadini che potessero garantire la salvezza dello stato in epoca di istabilità, Confucio sottolineò la funzione educativa dei riti, della musica e dei poemi dell'antica letteratura cinese, nell'ambito di un progetto politico volto all'eliminazione di qualunque turbativa dell'ordine costituito. Uno stato provvisto dei riti e della musica più appropriata avrebbe reso automaticamente felici e virtuosi i suoi cittadini: non sarebbero occorse leggi poiché non sarebbero mai nate dispute.

Il confucianesimo in epoca moderna
Per lungo tempo gli studiosi occidentali hanno ammirato il confucianesimo per la sua sintesi di razionalismo laico e consapevolezza etica; più di recente esso è stato considerato nuovamente con favore alla luce della filosofia contemporanea, che ha sottolineato la debolezza delle tradizionali dicotomie filosofiche occidentali, come "materia e spirito", oppure "fatto e valore". Nello stesso tempo, alcuni paesi asiatici, in particolare Singapore, hanno approvato una legislazione fedele ai precetti confuciani, ispirandosi alla filosofia quale fonte di quei "valori asiatici" non-occidentali che conferiscono maggior rilievo a un'amministrazione di tipo paternalistico e alla solidarietà sociale di contro all'individualismo, che caratterizza il liberalismo e che tende a introdurre divisioni nel corpo sociale. L'attenzione del confucianesimo all'istruzione, inoltre, ha certamente favorito lo straordinario sviluppo economico del Giappone, di Taiwan, della Corea del Sud e di altri stati dell'Asia orientale.
 

*Taoismo

L'insieme delle dottrine filosofiche e religiose che, in concorrenza con il confucianesimo, ebbero origine intorno al IV secolo a.C. in Cina.
Il taoismo risulta oggi costituito da due sistemi distinti: il "taoismo filosofico", che si ritiene nato nella Cina dell'epoca classica con la dinastia Zhou, e il "taoismo religioso", che si affermò 500 anni più tardi con la dinastia Han. Quest'ultimo si fonda sulla rivelazione del saggio Lao Zi, che un taoista di nome Zhang Daoling asserì di aver accolto nel 142 d.C. sui monti del Sichuan. Il taoismo filosofico è rimasto il fondamento immutato di un coacervo di credenze religiose ereditate dall'originario politeismo cinese e di atteggiamenti e pratiche che per l'Occidente moderno sono definibili come superstiziose, come lo sciamanesimo e la divinazione; il taoismo religioso è invece tuttora una religione praticata ed è divenuta parte integrante della cultura popolare cinese.

Origine e dottrine fondamentali
Le dottrine taoiste fondamentali, sia filosofiche sia mistiche, sono contenute nel Tao-te ching (Libro della via e della virtù), che risale al III secolo e viene attribuito a Lao Zi, e nel Zhuangzi, un testo composto di parabole e allegorie, anch'esso risalente al III secolo, ma ricondotto a Zhuang Zi. Mentre il confucianesimo esortava l'individuo a conformarsi alle norme tradizionali della "Via degli antichi re", il taoismo asseriva che l'individuo dovrebbe ignorare le imposizioni della società e cercare unicamente di conformarsi al disegno della natura, il Tao (la "via", il "cammino", il "principio"), che non è definibile a parole né concepibile con il pensiero. Per essere in armonia con il Tao è necessario "non agire" (wu-wei), non fare cioè nulla di artificioso o innaturale: abbandonandosi liberamente agli impulsi della propria natura e affrancandosi da qualsiasi dottrina si giunge all'unità con il Tao e si acquista un potere mistico (De), che consente di trascendere qualunque contraddizione tra gli aspetti del mondo, persino quella tra la vita e la morte.
 

*Cina

Il principio dell'equilibrio armonioso, che sottostà a tutti gli aspetti della cultura cinese, si traduce in un'arte che è il risultato di una sottile convivenza di tradizioni e innovazioni, idee autoctone e straniere, immagini religiose e laiche.

Pagoda
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Gli imperatori cinesi furono attenti patroni delle arti. Quasi tutti gli artisti e gli architetti professionisti furono impiegati statali al servizio della corte.
L'arte cinese dei primi periodi dinastici, che si sviluppò a partire dall'età del bronzo, si incentrava sul culto dei morti.

Tomba

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Il buddhismo, introdotto nel IV secolo d.C, importò dall'india nuovi stili e il declino degli opulenti costumi funerari.
Con la dinastia T'ang nel VII, e le successive, l'architettura laica raggiunse una grandezza senza precedenti; la pittura di paesaggio e la  ritrattistica fiorirono e i progressi tecnici , nel campo della ceramica, portarono allo sviluppo della fine porcellana.



L'architettura, a partire dalla dinastia Sung, divenne sempre più raffinata e complessa.

*Giappone

L'arte giapponese è caratterizzata da dicotomie molto marcate. La lavorazione della ceramica si distinse in tutto il mondo per i suoi esiti spettacolari. Dalle opere architettoniche emergono infine la predilezione per i materiali naturali e il desiderio di stabilire un'interazione tra lo spazio interno ed esterno.
Tra le stampe del pittore e incisore giapponese Hokusai si trovano alcune della più belle riproduzioni di paesaggio. Particolarmente famosa è la serie intitolata Trentasei vedute del Fuji (1826-23 ca.), che esprime una vasta gamma di stati d'animo. Il monte Fuji visto da Kanagawa,m più noto come L'onda, una grossa e minacciosa onda in primo piano sembra sovrastare il monte Fuji, raffigurato sullo sfondo. (figura:L'onda)

Il teatro no
Il teatro No è la principale forma di teatro giapponese, evolutasi intorno al XIII e XIV secolo da antiche danze cinesi dell’epoca dei T’ang. Nel corso del 1300 alcuni teorici dalle tendenze estetiche ed artistiche ispirate al buddismo zen, fissarono gli elementi fondamentali di questa forma di teatro, dando al No una struttura definitiva: il No è una forma d’arte che mirando alla rappresentazione delle cose, deve giungere ad affascinare il pubblico mediante un linguaggio misterioso per la suggestione e il simbolismo delle immagini. Forma drammatica essenzialmente lirica, il No si fonda sulla contrapposizione di due personaggi, lo shite ed il waki, protagonista ed antagonista, che possono essere accompagnati da personaggi minori o da altri elementi di contorno. I personaggi sono unicamente interpretati da uomini, che indossano maschere di grande bellezza, illustranti ciascuna un lato dato del personaggio o un dato sentimento. L’ambiente scenico è invece semplice e stilizzato, con un fondale contro il quale siede il coro, composto solitamente da otto o dieci elementi. In origine spettacolo popolare, il No divenne in seguito la forma drammatica tipica rivolta ad un pubblico aristocratico. Questo ha permesso al No di rimanere sostanzialmente inalterato fino ai giorni nostri. Nonostante nel 1800 in Giappone con l’abolizione delle distinzioni di classe il No divenne accessibile al grande pubblico, la sua diffusione è tuttora limitata a causa della lingua arcaica e delle numerose allusioni letterarie presenti in esso.
 
 

Teatro no

*Mesopotamia antica

Fin dal III millennio i Sumeri costruirono le loro città sui territori fertili della Mesopotamia. Le case erano costruite con mattoni ed argilla cotta al sole, unici materiali di cui il territorio era ricco. Nel II millennio il popolo guerriero degli Assiri conquistò la regione e i sovrani assoluti che regnarono resero splendide le città.

La porta di Ishtar



Tra queste ricordiamo Babilonia, che sorgeva sulle sponde dell’Eufrate, celebre nell’antichità per i sontuosi palazzi ed i giardini sulle terrazze.
L’area sacra era formata da un cortile e da un santuario, vicino al quale sorgeva talvolta la ziggurat, un’alta torre a terrazze con una cappella all’estremità ed una gradinata d’accesso.
 
 

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Questa costruzione simboleggiava la montagna sacra, il luogo più alto sul quale Marduk, la divinità suprema, scendeva per incontrare il re, che era anche il massimo sacerdote. La ziggurat di Babele (Conosciuta nel mito biblico come "Torre di Babele"), ha attraversato il tempo e le culture. Essa, emblema della confusione umana, compare in molte opere pittoriche per rappresentare l’orgoglio degli uomini punito da Dio.

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Il mito trascritto nella Bibbia sembra essere attinto da un’antica leggenda mesopotamica secondo cui un re babilonese particolarmente ambizioso avrebbe impegnato tutto il suo popolo nell’infinita costruzione di una ziggurat capace di arrivare fino al cielo, simbolo di perfezione e conquista di un potere ultraterreno.Ma Dio, infastidito da questa pretenziosa iniziativa, punisce l’uomo privandolo della sua lingua comune, lasciandolo così nell’impotenza di comunicare tra diversi dialetti e quindi di terminare l’ambita costruzione.
Collegata alle famose ziggurat è anche l’astrologia, attività molto diffusa tra le civiltà della Mesopotamia antica. Era infatti dall’alto di queste che astrologi e astronomi osservarono e divisero il cielo in dodici sezioni e dodici segni, in cui le stelle sono unite in figure di animali o di eroi mitici. Su questa base predicevano il futuro.

Segni zodiacali

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*India

I templi-montagna dell’India medievale sono colossali costruzioni, alte anche 60 metri, in pietra, di aspetto piramidale, relative al culto delle divinità indù: Brahma, anima e creatore dell’universo, Visnù il conservatore, Shiva, il distruttore. I piani di queste piramidi sono interamente rivestiti di sculture e rilievi ornamentali. (rappres. Della trimurti)
 

DALLA TERRA AL CIELO (tempio di Belur)
Questa struttura è nata dall’intenzione di dare un forte significato all’edificio sacro.
La forma piramidale riporta al simbolismo della montagna cosmica, che si ritrova in culture più antiche, quali la mesopotamica e l’egizia. Salire al cielo , dal basso all’alto, sono espressioni comuni ad ogni religione ed indicano il passaggio da un livello inferiore ad uno superiore in senso spirituale e morale: tutto ciò che è buono, giusto e puro sta in alto, verso il cielo. La piramide è dunque una figura geometricamente perfetta che con la sua punta riesce a penetrare nel regno superiore.

SCULTURA
Molto spesso la scultura indiana ha utilizzato come soggetto la religione. Come ogni immagine sacra, le statue che raffigurano le divinità dell’induismo sono cariche di simboli.

Shiva
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Efeso

Gli storici sono ormai certi che la splendida Efeso sia nata tra il XVI sec e il XI sec A.C . E’ inoltre risaputo che furono sicuramente gli Elleni a costruirla : Efeso era infatti un tempo una delle città più importanti , se non la più famosa del mondo della Lega Ionica , che comprendeva tutte le terre greche conquistate oltremare in Asia minore .Il massimo splendore di Efeso arrivò dopo un periodo di crisi , in seguito alla morte del suo fondatore , e due sono i capi politici che riuscirono a far riprendere ad Efeso la sua antica fama : Creso e Lisimaco . Il primo , che regnò sulla cittadina nel VI sec A.C , ristrutturò completamente il tessuto urbano , portando Efeso ad un periodo d’ oro , anche grazie alla costruzione dell' ‘ Artemision , tempio in onore di Artemide e una delle sette meraviglie del mondo antico . Lisimaco , re di Tracia , risultò altrettanto decisivo ai fini dell'’ascesa di Efeso : costui si rivelò magnanimo nell’ invitare nella propria città gli abitanti dei borghi limitrofi , distrutti da Efeso durante alcune guerre ; fece inoltre edificare numerosi luoghi di cultura come il Ginnasio e il teatro.





Nata nel periodo imperiale romano , sotto Augusto , la Biblioteca di Celso fu dedicata da Tiberio Aquila al padre Tiberio Celso , da qui il nome . Alla sua morte Aquila lasciò a dei delegati soldi e mezzi necessari al mantenimento della biblioteca . Purtroppo l’ interno dell'’ edificio venne distrutto dai Goti , nel III sec D.c , che risparmiarono per fortuna la facciata .
 
 
 
 
Palmira

Nata nel bel mezzo del deserto , Palmira , è un dono della fonte Efga . Dapprima semplice borgo , Palmira ottemme sempre più successo e fama a causa della sua posizione , a cavallo tra il Mediterraneo e l’ interno dell'’ Asia . Sfuggita ad una incursione di Augusto ,che voleva saccheggiarla , fu provincia romana sotto Tiberio. Sotto gli Antonini ed i Severi Palmira superò addirittura la stessa Petra in Giordania.
 
 

La parte vecchia della città di Palmira può essere considerata un unione di due mondi opposti , quello arabo e quello romano .Il teatro ( nella foto sopra ), i numerosi templi , le vie lastricate da colonne sono un chiaro esempio di come l’ arte araba abbia saputo evolversi durante i secoli . Particolarmente ben conservata è lì agorà rimasta quasi come un tempo . Insuperato in bellezza in tutta Palmira è il tempio di Bell , dio del cielo e, capolavoro arabo e ispirato all’ arte romana .
 
 
Petra

Anche se le fonti a loro disposizioni sono assai scarse , gli archeologi di mezzo mondo sono propensi a sostenere che la città di Petra sia nata attorno al 350 A.C.
Tra il 300 e il 100 A.C vi fu per Petra un periodo di vero splendore : i re, con abili conquiste , avevano ampliato il territorio estendendolo fino a Damasco .
Poi vennero i Romani che inizialmente si limitarono a co-governare coi Nabatei , popolazioni arabe da secoli in Giordania , ma che passarono subito dopo al "contrattacco" imponendo proprie leggi .
Petra dovette abituarsi nel tempo , proprio come era avvenuto per alcune città siriane e arabe , ad esser considerata solo una terra di passaggio .
Petra non restò che una misera terra di passaggio per molti lunghissimi anni , quelli della dominazione romana .Sconosciuta per secoli , Petra è stata riscoperta nel 1821 da un archeologo e studioso tedesco.
La tomba più famosa è sicuramente quella del re Arates IV , nella foto .

Il Medio Oriente ha sempre saputo offrire agli affamati viandanti e a stanchi mercanti in cerca di fortuna , una serie di città dalle lussureggianti oasi , quali Gerusalemme in Israele e Damasco in Siria.

*Gerusalemme ( Yerusalim )

Gerusalemme è , per le tre principali religioni che si affacciano sul Mediterraneo, un simbolo. Il nome della città deriva dal cananeo shalim, "pace", e presso i Fenici il centro era chiamato "Urushalim" ; stessa etimologia del nome è quella della versione ebrea , "Yerusalim in aramaico vuol infatti dire "Città della pace". Nonostante questi nomi pacifici la tranquillità non è mai stata un fattore significativo di questa cittadina , distrutta ben 18 volte . Sulla cinta di mura della città vecchia si aprono tre porte : la più famosa è la Porta d’ Oro , le più visitate sono invece la Porta di Damasco e la Porta di Giaffa . L’ interno della cittadina si presenta come un miscuglio di vie e viuzze anche se la pianta di quest’ ultima è divisa in 4 zone separate : un quartiere armeno , uno ebreo , uno cattolico e uno mussulmano . La collina di Sion "sovrasta" la città , e, assieme ,alla tomba di Davide , costituisce la parte alta di Gerusalemme . Sempre in zona si trova il Cenacolo , dove la leggenda vuole che Gesù Cristo abbia consumato l’ultima cena .

*Damasco ( Dimash )

Damasco è stata per secoli , e per alcuni lo è ancora , una " seconda terra promessa" , una ambita meta di commercianti e un’ "antica Las Vegas" . Uno dei ritrovi mussulmani più famosi è la Moschea degli Omayyadi : costruita nel VII sec D.C , sulle basi di una chiesa romana del IV sec A.C , la Moschea ebbe una vita travagliata , nel 1800 tutti i suoi mosaici furono danneggiata da un incendio . Come recita un detto arabo , Damasco è il " neo della terra " ; inserita in una piana levigata da fiumi , Damasco è infatti una rarità e un ‘ eccezione .E’ forse per questo motivo che Maometto, che non voleva contemplare l’immagine della felicità prima di averla meritata , non visitò mai Damasco . La parte della città , tra le più antiche del Medio Oriente , ora è anche una tra le più popolate .