dell'Asia Anteriore e della Mesopotamia
della Persia
dell'India
della Cina
della Mongolia
del Giappone
delle Filippine
Nel Medio Oriente, circa 10.000 anni fa gli uomini cominciarono per la prima volta ad addomesticare gli animali e a coltivare alcuni prodotti: da qui l’allevamento e l’agricoltura si diffusero nel mondo e da qui provennero le invenzioni e le scoperte che, come il tornio e l’aratro, la ruota il telaio, la scrittura e la lavorazione del bronzo, permisero notevoli miglioramenti nella vita degli uomini. In questa regione, e in particolare nella Mesopotamia, compresa tra il corso dei fiumi Tigri e Eufrate, in Siria e in Palestina, nacquero i primi centri urbani: Sumeri e Assiri, Babilonesi e Hittiti , Medi e Persiani vi fondarono grandi stati. Qui apparve per la prima volta una scrittura alfabetica, che venne poi diffusa dai Fenici, mentre gli ebrei svilupparono la prima religione monoteistica, da cui deriva quella cristiana. All’Impero Persiano, conquistato dal re macedone Alessandro Magno nel IV secolo a.C., succedettero altri imperi, fino a che Roma e i Parti non si divisero la regione: a est l’ Impero Romano, che comprendeva la Palestina, dove Gesù predicò la religione cristiana; a ovest l’Impero dei Parti, passato poi, nel 224 d.C., ai Sasanidi. Nella Penisola arabica invece le popolazioni arabe rimasero divise in tribù, senza formare uno stato: solo all’estremità sud-occidentale si formarono alcuni regni, tra cui quello di Marib (il mitico regno di Saba). Nel VIII sec. d.C. la predicazione di Maometto, che diffuse tra gli arabi la religione musulmana, modificò la storia di quest’area. In nome di questa religione gli Arabi si unirono, superando i contrasti tribali che li avevano sempre divisi, e si lanciarono alla conquista dell’intera regione. Trent’anni dopo la morte di Maometto (632) quasi tutto il Medio Oriente era dominio arabo e nel secolo successivo queste conquiste vennero ancora ampliate. La regione conobbe allora un periodo di grande sviluppo: La Mecca fu il centro della nuova religione; Damasco prima, sotto gli Ommayyadi (661-750), e Baghdad poi, sotto la dinastia degli Abbasidi (759-847), furono le capitali di un impero che si stendeva dall’Atlantico all’India e in cui vi era una continua circolazione di merci e di uomini, di invenzioni e conoscenze. Alla fine dell’Alto Medioevo, l’Impero Arabo cominciò a dividersi in tanti stati, in cui spesso dominavano altri popoli musulmani. Tra questi emersero i Turchi Ottomani, che nel XVI secolo conquistarono tutta la parte occidentale della regione, mentre la Persia formò uno Stato indipendente sotto la dinastia dei Safavidi (XVI secolo). Il Medio Oriente conobbe relativamente tardi il colonialismo europeo. All’inizio dell’ Ottocento la Russia conquistò alcune regioni oltre la catena del Caucaso e l’Inghilterra estese il suo dominio sulla parte meridionale della penisola arabica, ma fu solo dopo il crollo dell’Impero Ottomano, al termine della prima guerra mondiale, che la regione fu di fatto divisa tra le potenze europee (1920): Siria e Libano alla Francia; Iraq, Transgiordania e Palestina all’Inghilterra. L’Iraq divenne indipendente nel 1932 il Libano nel 1943, la Siria e la Transgiordania nel 1946; nel 1948 in Palestina si formò lo Stato ebraico di Israele. Gli stati minori della penisola arabica divennero pienamente indipendenti alcuni anni più tardi. Il colonialismo europeo ebbe perciò breve durata, ma le sue conseguenze furono importanti, soprattutto in Palestina, per le reazioni dell’integralismo islamico. Fu così che nel 1978 in Iran si creò un regime di tipo teocratico (in cui il potere politico è in mano alle autorità religiose) che si distinse per la sua intolleranza: nel 1989 l’ajattollah (capo religioso) Khomeini ordinò ai musulmani nel mondo di uccidere lo scrittore Salam Rushdie, colpevole di aver scritto un libro giudicato irrispettoso nei confronti di Maometto. Lo scioglimento dell’Unione Sovietica (1991) portò alla formazione di tre nuovi stati nella regione, Armenia, Georgia e Azerbaigian, provocando però lo scoppio di conflitti nazionali.
Nell ‘ anno 66 d.C.
, la cittadina di Gerusalemme incominciò
a temere per la propria autonomia visto che i Romani erano ormai prossimi
ai confini della regione palestinese .
Come era già
successo in altri casi per luoghi limitrofi quali Siria e Giordania, l’
Imperatore Nerone ordinò a Vespasiano di passare ad una veloce e
rapida conquista, sotto il nome romano, della zona citata . Non bastarono
i baluardi difensivi degli Zeloti , rivoltosi contro i Romani; questi vinsero
facilmente anche grazie all'aiuto di Ebrei
filo- Romani che tradirono il loro popolo .
Con la caduta di Gerusalemme
si ha anche la cosiddetta “Diaspora”, la dispersione degli Ebrei,
costretti ad emigrare verso altre terre .
Dal 630 – 640 d.C
in poi , gli Arabi iniziarono ad occupare
la zona palestinese: la veloce conquista araba fu anche determinata dal
fatto che i Persiani, cacciati, si fecero da parte .
La dominazione araba
fu rispettosa sotto il punto di vista della religione: né vennero
distrutte chiese ebraiche, né fu impedito agli Ebrei il culto della
loro religione ; a molti venne addirittura permesso di pellegrinare verso
Gerusalemme .
Tuttavia il dominio
degli Arabi portò alla progressiva arabizzazione dell'intera popolazione
e ad un sempre più veloce cambiamento di religione , da quelle ebreo-cristiana
a quella dell'Islamismo .
Nel 1076 la Palestina
è progressivamente occupata dai Turchi che però tra il 1096
e il 1291 se la videro contro i Cristiani nelle dure e difficili
Crociate .
Dopo le Crociate il
paese andò velocemente in rovina : cattive le vie di comunicazione,
pessime le condizioni d’igiene all’interno delle città sovraffollate;
i Turchi non se ne curarono molto, in fondo per loro la Palestina
era solo un altro dominio tra i tanti .
I circa quattro secoli
che caratterizzeranno questo impero non diedero alla luce nessun avvenimento
di particolare riguardo storico .
Nel 1799 Napoleone,
battuto dagli Inglesi, non riuscì a conquistare la tanto ambita
Palestina; le sue coste infatti erano uno dei punti più importanti
e strategici del commercio sia arabo che mediterraneo.
Quando nel 1831 il
governatore egiziano Mohammed Alì occupò la Palestina nacquero
i primi problemi: gli Inglesi, preoccupati del decadimento dell'Impero
Ottomano sempre più in crisi , ordinarono all’ Egitto di sgombrare
la Palestina in favore dei Turchi Ottomani; quest’ ultimi erano infatti
vitali e molto importanti per l’Inghilterra perché con la presenza
attiva in Palestina e in Anatolia “bloccavano” l’avanzata dei Russi .
Il governo egiziano
aveva lasciato notevoli cambiamenti, in senso positivo, alle condizioni
di coloro che vivevano in Palestina nell’ Ottocento.
La situazione sempre
più tesa in Germania e in Polonia , il desiderio di tornare in patria
e alcuni motivi religiosi spinsero gruppi di Ebrei a “riaffacciarsi” sulla
scena del Medio Oriente .
Nacquero ben presto
in tutta Europa associazioni unite dal desiderio di “riscatto”: “Amici
di Sion” fu di sicuro l’ organo più famoso e ritenuto il più
valido da moltissimi Ebrei ( il nome Sionisti deriva appunto da Sion ,
la collina sopra Gerusalemme.
Alla vigilia della
prima guerra mondiale gli Inglesi , temendo che gli Arabi si alleassero
con il nemico , promisero la concessione di alcuni territori palestinesi
allo sceriffo della Mecca .
Nello stesso tempo
si tenne un congresso in cui si decise che la Palestina sarebbe stata divisa
in due parti una degli Alleati , una degli Arabi .
Anche gli Ebrei chiesero
dei “riconoscimenti” territoriali alle potenze europee : subirono da Francia
e Russia un secco “no”, ma riuscirono a strappare un consenso dalla Gran
Bretagna .
Il 2 Novembre 1917
, Lord Balfour , ministro degli Esteri inglese , in un famoso discorso
parlò di concedere un “focolare” agli Ebrei :
“ Il governo di Sua Maestà vede con benevolenza l’ istituzione in Palestina di una International Home per il popolo ebreo, e farà del suo meglio per facilitare il raggiungimento di tale fine, rimanendo però bene inteso che nulla si farà per recar fastidio ai diritti civili, politici e religiosi delle comunità non israelitiche esistenti in Palestina . “
Inevitabili i problemi
di convivenza di questi due popoli che già non si amavano, poi costretti
a vivere a stretto contatto ; da una parte gli Ebrei volevano fondare uno
stato, pensando fosse loro diritto, dall’ altra gli Arabi rivendicavano
territori conquistati nel VII sec d.C. che presentavano popolazione al
93% araba .
La situazione peggiorò
notevolmente per gli Ebrei quando salì al potere Adolf Hitler, nazista
tedesco e nemico storico di ogni ebreo ; i primi Ebrei , o almeno quelli
che ci riuscirono, scapparono verso la Palestina , gli altri restarono
e morirono.
Gli Arabi impauriti
delle continue migrazioni ebraiche, chiesero al governo inglese di razionalizzare
le immigrazioni e di vietare loro di comprare delle terre .
Nel 1937 gli Inglesi
proposero alla società delle Nazioni di dividere la
Palestina in tre zone , una sarebbe spettata agli Ebrei, una agli Arabi
ed infine un'ultima da considerarsi internazionale, seppure sotto il controllo
della Gran Bretagna.
La decisione scaturì
proteste da tutte le parti: gli Ebrei si sentivano traditi dai patti di
Balfour del 1917, gli Arabi invece erano delusi da quelli della prima guerra
mondiale .
I contrasti aumentarono
di giorno in giorno, sia tra le due controparti, sia sotto forma di attentati
contro l’Inghilterra : infatti ogni ora l’ allarme terrorismo sale fino
a che pure il popolo arriva a scendere in piazza assieme ai militari .
Tra il 1939 e il 1943,
durante la prima parte della seconda guerra mondiale, gli scontri in Palestina
cessarono quasi del tutto; la situazione degli Ebrei nel sessennio era
peggiorata di anno in anno, sempre più repressioni naziste e sempre
più Semiti uccisi nei lager, e di conseguenza sempre più
tensione verso l’ unica forza europea presente in Palestina , quella inglese
.
Gli scontri verso
l’America e l’Inghilterra proseguirono a lungo : episodio cruciale fu nel
1946 la bomba all’ ala di un albergo dove risiedevano ambasciatori di ambedue
le nazioni .
Il 14 Maggio 1948,
David Ben – Gurion, in futuro capo del Governo , dichiarò ufficialmente
la nascita di uno Stato indipendente ed ebraico: Israele.
Subito dopo la fondazione
le maggiori potenze mondiali riconobbero il nuovo Stato; solo gli staterelli
arabi dichiararono guerra alla giovane nazione .
Inevitabili le proteste
e gli scontri tra Ebrei ed Arabi, i conflitti interni in Israele furono
forse i più sanguinosi di quegli anni 50 .
Il 13 Maggio del 1949
Israele è accettato nell’ organizzazione dell'ONU; da qui in poi
sarà un susseguirsi di battaglie, le cosiddette tre guerre arabo-
israelitiche, tutte vinte dagli Ebrei, più ricchi e quindi più
preparati militarmente.
La disfatta di queste
guerre fu per gli stati arabi limitrofi come Siria
e Giordania disastrosa ; persero facilmente per molti motivi tra cui l’impreparazione
ad uno scontro di questo tipo e soprattutto la poca fiducia che questi
posero nelle mani dell'Egitto, valido compagno .
Nell’ ultima delle
tre guerre l’obbiettivo degli Egiziani divenne quello di impedire il passaggio
delle navi mercantili ebree attraverso il Canale di Suez, obbiettivo non
raggiunto visto che gli Israeliani vinsero per la terza volta .
*Persia
I Persiani appartenevano alla stirpe indo-europea ed erano stanziati nella Perside propriamente detta. Assoggettati, nel VII sec. a.C., dai Medi, si sottrassero al dominio di questi grazie all'opera dell'iniziatore della dinastia degli Achemenidi, Ciro il Vecchio, che sconfisse (550) il loro ultimo re Astiage. Durante il suo regno (558-528) Ciro s'impadronì della Lidia, di tutta l'Asia Minore, delle regioni intorno al Caspio e di Babilonia. Il successore, Cambise (529-522), conquistò l'Egitto (525), mentre sotto Dario I (522-485) l'Impero persiano, che già si estendeva dal Caucaso all'Indo e dal Mar Nero al Mar Mediterraneo e al Mar Rosso, volle affacciarsi all'Europa, intraprendendo senza successo spedizioni contro gli Sciti (516) e contro i Greci (490). A Dario succedette (485-465) il figlio Serse, che ritentò l'impresa (481) contro i Greci, uscendone battuto a Salamina e a Platea (v. Guerre persiane). Sotto il principato di Dario III (335-330) avvenne la conquista macedone a opera di Alessandro Magno e cessò di esistere l'Impero degli Achemenidi. Passata successivamente sotto il dominio dei Seleucidi, degli Arsacidi e dei Sassanidi, dopo il 642 d.C. tutta la Persia cadde in potere degli Arabi e in capo a un secolo si giunse alla sua pressoché integrale islamizzazione. Alla dinastia degli Omayyadi si sostituiva, verso la metà dell'VIII sec., quella degli Abbasidi. La mancanza di un centro unitario lasciò, in seguito, la Persia per quasi otto secoli in balia di diversi potentati musulmani. Seguì, nella prima metà del XIII sec., la grande invasione dei Mongoli, i quali, in particolare all'epoca di Gengis Khan, devastarono la Persia. Alla fine del XIV sec. ebbe luogo una seconda invasione mongolica, guidata da Tamerlano, che portò la Persia a far parte di un nuovo immenso impero. Nel XVI sec. la dinastia turca dei Safawidi, con l'unificazione di pressoché tutto l'altopiano iranico, creò le basi essenziali di quello che è ancor oggi lo Stato persiano e permise l'introduzione nel Paese della dottrina eretica sciita. Dal 1794 al 1925 governò la dinastia dei Cagiari. Durante il loro regno si attuò in Persia la duplice penetrazione russa e inglese che, unita alla debolezza degli ultimi sovrani, provocò quel risveglio nazionale da cui nacque il moderno Iran.
La prima grande civiltà
indiana si sviluppò dal 2400 al 1500 a.C. circa nella vallata dell’Indo.
Seguì da nord- ovest l’immigrazione degli Arii e dei Dravida, che
occuparono tutta l’India settentrionale. L’elemento caratteristico della
civiltà aria fu l’organizzazione della società in caste.La
storia vera e propria dell’India si può dividere in 5 periodi: periodo
indù (500 a.C.-1192d.C.), periodo musulmano (1192-1707), periodo
di transizione (1707-1803), periodo inglese (1803-1947), periodo dell’indipendenza
o dell’Unione Indiana (dal 1947 ). Nel periodo indù, il bassopiano
del Gange costituì il centro della civiltà indiana. I Persiani
conquistavano la valle dell’Indo (circa 518 a.C.) e più tardi Alessandro
Magno invadeva il Paese (327-325a.C.). Sorse allora la dinastia Maurya
(circa 320-187 a.C.). Le succedeva la dinastia indù dei Sunga (circa
187-60 a.C.), la quale nel 175 circa a.C. batté i Greci che provenivano
dalla Battriana. Altri invasori furono i Saci, i Parti, i Kusana, che fondarono
un regno (circa 20-300 d.C.) tra il Syr-Darja e Gange. Attraverso quello
Stato la cultura indiana e soprattutto il buddismo si diffusero nel bacino
del Tarim, in
Cina, Corea
e Giappone. Nel periodo
classico delle lettere e delle arti indiane regnò la dinastia dei
Gupta (circa 320-550 d.C. ) che esercitò uno splendido mecenatismo.
Fu l’ultimo tentativo di unificare il mondo indù. A partire dall’VIII
sec. Si formano vari regni, spesso in lotta tra loro. Ma già dopo
il Mille le infiltrazioni e la pressione dei musulmani andarono man mano
crescendo, sino al XII sec., quando le ultime resistenze dei Raiput furono
travolte dagli invasori e una nuova era si apriva nella storia dell’India.
La prima conquista musulmana fu opera del turco Mahmud di Ghazna (997-1030).
Il dominio islamico, durato parecchi secoli, vide il succedersi di varie
dinastie: Mamelucchi (1206-1290), Khalgi (1290-1320 ), Tughlaq (1320-1413).
La sua disgregazione verso la fine del XIV sec., consentì l’invasione
di Tamerlano (1398), e poiché la maggior parte dei regni che sorsero
dalle rovine dell’impero Baber, un discendente di Tamerlano, batteva a
Panipat il sultano di Delhi e fondava il regno dei Moghul o Gran Mogol,
che, almeno nominalmente, durò fino al 1857. Sotto Akbar (1556-1605),
uno dei più straordinari personaggi della storia d’Asia, il regno,
ormai esteso a comprendere non solo l’India
settentrionale ma anche parte dell’Afghanistan e del Deccan, ebbe una salda
struttura amministrativa. Akbar pose anzi le basi per una nazionalità
indiana superando l’esclusivismo islamico. I successori Giahangu (1605-1627)
e Shah Giahan (1627-1658) non seguirono una politica diversa, mentre con
la salita al trono di Awrangzeb (1658-1707) si ritornò ai tempi
del più violento fanatismo musulmano. I secoli XVI e XVII videro
anche le prime presenze europee (portoghese, olandese, più tardi
francese e inglese). Il XVIII sec. segnò la fine del dominio islamico
in India. La concorrenza fra le compagnie (olandese, francese e inglese)
delle Indie Orientali dette il colpo di grazia all’indipendenza del Paese.
Alla fine della guerra dei Sette anni (1763) il trattato di Parigi assegnava
l’India francese ai vincitori inglesi. Nell’1818 avvenne l’eliminazione
definitiva dei Maratti, che avevano tentato invano di restaurare l’induismo
dopo la dissoluzione dell’impero Moghul. Nel 1857 gli inglesi scioglievano
la Compagnia delle Indie e tutti i territori da essa occupati passavano
alla colona (1858). La conquista inglese impedì lo sviluppo dell’economia
indiana, tuttavia le università create a partire dal 1857 formarono
un élite intellettuale che andò assumendo un carattere nazionalista.
Nel 1885 venne fondato il partito del Congresso nazionale indiano. Nel
1919 Gandhi inaugurava un nuovo metodo, non violento, di lotta, fondato
sulla non collaborazione, il boicottaggio dei
prodotti inglesi, l’appoggio ai musulmani.
Mohandas Karamchand Gandhi, detto Mahatma (Grande Anima), nacque in
India nel 1869; dal 1893 al 1914 visse in Sudafrica, dove lottò
per i diritti civili del suo popolo sperimentando quei metodi che lo avrebbero
reso celebre in tutto il mondo. Nel 1921 lanciò la campagna di disobbedienza
civile contro le autorità inglesi che, dopo altri 25 anni, portò
l’India all’indipendenza. Morì nel 1948 vittima di un fanatico indù.
L’ideologia pacifista, la strenua fiducia nella necessità della
non violenza, la difesa dei diritti della libertà del singolo e
dei popoli, l’uguaglianza delle genti, la sacralità del lavoro e
della famiglia, rappresentano per Gandhi dei valori costitutivi e inalienabili
dell’uomo che fanno della politica e dei concetti di ahimisa (non violenza)
e di satygraha (la forza della verità). Egli non si limitò
a lottare per l’indipendenza politica, ma fece anche grandi campagne in
favore degli intoccabili e per migliorare la condizione e la dignità
delle donne. Il movimento indipendentista di Gandhi continuò a svilupparsi
anche durante la seconda guerra mondiale. Nel 1947 l’indipendenza indiana
venne riconosciuta dagli Inglesi. Il Paese, però, fu diviso in due:
l’Unione Indiana popolata da indù e il Pakistan musulmano. La spartizione
e le migrazioni in massa (17 milioni di persone), avvenute in un’atmosfera
di fanatismo religioso, provocarono gravi disordini (100 mila morti nell’agosto-settembre
del 1947) e l’assasinio dello stesso Gandhi (30 gennaio 1948), che aveva
predicato la conciliazione coi musulmani. Sotto la guida di Nehru , l’altro
grande artefice dell’indipendenza indiana, il paese ebbe una Costituzione
(1950), che aboliva fra l’altro il sistema delle caste, e divenne una Repubblica
sovrana, democratica e federale, membro della Commonwealth. Perseguendo
una politica neutralista, l’India si mise alla testa dei Paesi non allineati.
Nel 1962 fu coinvolta in un conflitto con la Cina Popolare per la frontiera
tibetana e soltanto dal 1982 si è manifestata una certa distensione.
Aperto è rimasto il problema del Kashmir, la cui popolazione, in
maggioranza musulmana, rivendica il diritto all’autodecisione. Nel 1966
assumeva il governo la figlia di Nehru, Indira Gandhi. Nel 1975 il Sikkim
veniva annesso all’India. Sconfitta alle elezioni nel 1977, Indira Gandhi
tornò al potere nel 1980, in un clima di gravi tensioni sociali
e religiose, in particolare nei confronti della setta dei Sikh; nel 1984
venne assassinata da una guardia del corpo Sikh; le succedette al governo
il figlio Rajiv, che fu però sconfitto alle elezioni del 1989 da
P. Singh. Durante la campagna elettorale del 1991 anche R. Gandhi fu assassinato
dai Sikh, ma il suo partito ha vinto le elezioni e il primo ministro è
diventato N. Rao. Le tensioni fra indù e musulmani sono sfociate
in gravi fatti di sangue (tra gli altri, gli scontri per la costruzione
di un tempio indù sul sito della moschea di Ayodhya, nel 1992 hanno
provocato 1200 morti), mentre ancora nel 1993-1994 è proseguita
la repressione contro i persiani del Kashmir e i Sikh. Rao ha dovuto affrontare
nel 1995 l’aggravarsi della situazione in Kashmir, dove a luglio i guerriglieri
sono arrivati a catturare 5 turisti occidentali. Nonostante il lieve miglioramento
delle condizioni economiche il malcontento intetno non ha accennato a diminuire,
portando una spaccatura all’interno del governo.
Gandhi
Mohandas Karamchand detto il Mahatma
('Grande anima'), apostolo della non-violenza (1869-1948) e padre dell'indipendenza
indiana. Ottenuta la laurea in legge a Londra, si recò in Sudafrica
(1894) per intraprendere un'azione politica a favore degli Indiani emigrati.
Solidamente legato alla tradizione induista, era però aperto agli
apporti di altre religioni e di culture diverse (fu un grande ammiratore
dell'opera di Tolstoj). Divenuto in breve il capo morale e politico dell'India,
lottò per l'indipendenza ricorrendo a dimostrazioni di protesta
non-violenta, come il digiuno, alla denuncia delle leggi ingiuste e all'organizzazione
di campagne di massa di disubbidienza civile. Dopo un ventennio di grande
coerenza politica e sociale, che gli costò ripetutamente la prigione,
Gandhi prese parte alle trattative per l'indipendenza dell'India (1947).
Nel 1948, mentre tentava la pacificazione tra indù e musulmani,
fu ucciso da un fanatico indù.
Reperti fossili di
Homo erectus trovati nei pressi di Pechino attestano la presenza dell’uomo
in Cina
circa 1.500 anni fa . Al VI –V millennio
a.C risalgono le prime coltivazioni di riso e miglio lungo la valle dello
Hwang-Ho, il Fiume Giallo e al II millennio
le prime tracce di civiltà urbana .
Le
origini dell’impero cinese ( 1600 – 250 a.C.)
Nel secondo millennio
sorse anche la dinastia Shang che segna l’inizio della civiltà storica
cinese. Essa costituì un regno, di cui ignoriamo i confini, con
caratteristiche feudali: il sovrano, dotato di poteri soprattutto militari
e religiosi, regnava con la collaborazione dell’aristocrazia. La metallurgia
del bronzo era molto avanzata e destinata a forgiare le armi dei re e dei
nobili che del bronzo avevano il monopolio. Grazie a questo le masse contadine
furono costrette a lavorare in totale sudditanza. I re controllavano anche
il commercio che avveniva lungo i corsi dei due grandi fiumi, il Fiume
Giallo e lo Yangtze Kiang.
In questo periodo
nasce la scrittura ideografica , pervenuta a noi in testi di contenuto
religioso
Tra tutti i testi
scritti a noi giunti, sono molto interessanti alcuni scritti oracolari
in cui i fedeli chiedono offerte in onore degli antenati . Ciò lascia
supporre che il culto degli antenati fosse un aspetto religioso di questo
periodo, che riconosceva tra l’altro la presenza di divinità nelle
forze della natura.
La dinastia Chou,
che seguì quella degli Shang accentuò i caratteri feudali
del potere politico. Tradizionalmente il feudalesimo in Cina si colloca
tra l’VIII e il III sec. A C. Il re diede le terre migliori in concessione
ai nobili che col passare del tempo resero ereditario questo loro possedimento
e si arrogarono anche prerogative di potere politico e militare. I sovrani
cedettero perché avevano bisogno dei feudatari contro le tribù
nomadi che avanzavano dalle steppe occidentali. Estendendo i loro territori,
i feudatari entrarono spesso in conflitto tra loro : è il periodo
detto degli "Stati combattenti", che durò dal V al III sec. A.C.
Il dissodamento di
nuove terre da destinare all’agricoltura e l’incremento del commercio favorirono
l’introduzione della moneta coniata
Il periodo degli "Stati
combattenti" fu contrassegnato da disordini politici e crisi economiche
ma anche da grande vivacità intellettuale: le difficoltà
del momento spinsero gli intellettuali a discutere sull’ordinamento dello
Stato, sul comportamento dell’individuo all’interno dello stato e della
famiglia, sul concetto di morale e di religione. Fu questa l’età
delle Cento scuole in cui nacquero e si diffusero quelle correnti di pensiero
che tanto peso ebbero nella società cinese. Una delle prime figure
ad emergere nella temperie culturale dell’epoca fu
Confucio
(551 –479 a.C), la cui dottrina ci è stata tramandata dai discepoli
- in forma sistematica – in un’opera intitolata "Colloqui". Egli non fu
un capo religioso, ma un filosofo che volse la sua attenzione a problemi
morali e politici . Esaltò il rispetto dei riti e della tradizione
e affermò che compito di chi governa era ricercare il bene del popolo
e la salvaguardia dei valori morali.
Adattandosi alle trasformazioni
dei tempi, il confucianesimo elaborò un codice di comportamento
valido nella società e nella famiglia.
L’epoca degli "Stati
combattenti" si chiuse con l’avvento della dinastia Ch’in che diede nome
alla Cina e che ebbe come scopo quello di unificare politicamente e culturalmente
gli Stati conquistati. I metodi per giungere a questo fine furono spesso
brutali, ma anche accompagnati da riforme di carattere organizzativo, burocratico
e culturale.
Sorse in quest’epoca
la Grande Muraglia , per contenere la pressione dei popoli nomadi delle
steppe.
Tra il II sec. A.C
e il II d.C. raggiunse grande potenza l’impero cinese degli Han, che estesero
i confini a sud e respinsero gli attacchi degli Unni. Fu un periodo di
prosperità economica e stabilità politica fino a quando rivolte
popolari e la tendenza dei grandi latifondisti a sottrarsi al controllo
centrale divisero la Cina in tre regni autonomi. Sotto la dinastia Han
si rafforzarono i contatti con l’estremo occidente e con l’impero romano.
La Cina, divisa in
Tre Regni Militari, fu riunificata dal fondatore della dinastia Sui. Sotto
le dinastie Sui, Tang e Song, la Cina conoscerà un lungo periodo
di prosperità. Padrona delle vie commerciali terrestri, la Cina
sia aprirà alla penetrazione straniera: è il secolo d’oro
dei pellegrinaggi buddisti in India, in tutti i campi, soprattutto in quello
religioso, si fanno sentire le influenze arabe e persiane. La fioritura
commerciale e artigianale, accompagnata da numerose invenzioni tecniche
(stampa, bussola, polvere da sparo)ha fatto paragonare la Cina dei Song
all’Europa del Rinascimento. Il pericolo che da sempre era rappresentato
dai popoli nomadi delle steppe, ora si abbattè sulla Cina, rappresentato
dalle orde di Genghiz Khan: La Cina venne interamente conquistata. Ma l’impero
mongolo, come velocemente si era formato, altrettanto velocemente si disgregò
per le lotte interne degli eredi del fondatore. La Cina ritornò
al suo antico splendore con la dinastia Ming, nota soprattutto per le sue
spedizioni marittime verso l’occidente e con la dinastia Manciù
(che si estinse nell’800 e fu anche l’ultima) che le diede un territorio
immenso e un’efficiente macchina bellica, ma anche conseguenze indesiderate:
incremento demografico e fossilizzazione delle istituzioni da collegarsi
all’eccesso di euforia per il benessere diffuso. Pertanto l’800 rappresentò
l’inizio di una crisi irreversibile della Cina , massimamente rappresentata
dalle pressioni sui mercati cinesi del Giappone e dei paesi occidentali,
in particolare dell’ Inghilterra che impose sul mercato cinese l’oppio
coltivato in India. Tale situazione sfociò nella "guerra dell’oppio"
alla fine della quale il governo imperiale fu costretto a legalizzare il
commercio di tale droga. Col tempo gli stranieri si impadronirono con i
loro capitali di altri settori dell’economia cinese, come lo sfruttamento
delle miniere, basandosi su una manodopera numerosa e a buon mercato. Le
tensioni tra europei e cinesi, soprattutto contadini andati in miseria,
crebbero a dismisura, anche a causa della debolezza degli imperatori nei
confronti degli stranieri. Nello scontento popolare mise le sue radici
il nazionalismo (movimento di difesa degli interessi e delle tradizioni
della Cina contro lo straniero), a cui si aggiungevano aspirazioni a miglioramenti
economici e sociali. Nel 1900 scoppiò l’ennesima rivolta xenofoba,
la cosiddetta " rivolta dei Boxer" a cui le potenze europee risposero con
un pesante intervento militare; l’imperatrice tenne un comportamento di
sottomissione agli stranieri. Nel 1911 l’impero cinese dovette cedere alla
rivoluzione che proclamò la Repubblica. Tuttavia non si costituì
subito un governo centrale, perché i feudatari locali "i Signori
della guerra" con i loro eserciti imponevano la legge. Anche le forze nazionaliste
che avevano rovesciato l’imperatore, si trovarono divise in due correnti:
quella dei nazionalisti progressisti, tra i quali si raccoglievano i comunisti,
e quelle dei nazionalisti reazionari con a capo Chiang Kai –shek. Appoggiandosi
ai contadini in rivolta, nel 1934 – 1935 i comunisti attraversarono 12.000
km. di territorio anche impervio nella cosiddetta "Lunga Marcia" in cui
si distinse la figura di Mao Zedong. Nel 1937 la guerra civile fu interrotta
dall’invasione dei giapponesi che furono ricacciati solo nel 1945. Allora
ricominciò la guerra civile che finì nel 1947 quando l’esercito
di Mao respinse i nazionalisti nell’isola di Taiwan. La trasformazione
attuata dal comunismo di Mao, anche se ebbe alcuni aspetti positivi, soprattutto
per i contadini, tuttavia frenò lo sviluppo industriale, che era
al suo nascere. Alla morte di Mao, dopo lotte violente per la successione,
prevalse una linea politica più aperta all’occidente almeno dal
punto di vista economico:le campagne non sono più collettivizzate,
le industrie hanno maggior autonomia di gestione, si sta sviluppando un’imprenditoria
privata, entrano capitali stranieri. Politicamente la Cina rimane chiusa
ai tentativi di democratizzazione. Come esempio di tale chiusura alle pacifiche
richieste di ampliamento delle libertà civili, ricordiamo la repressione
sanguinosa attuata nel 1989 della pacifica protesta di studenti e intellettuali
nella piazza Tian Anmen.
La regione interna all’Asia, che va dalla Manciuria al lago d’Aral, fu residenza di nomadi di varie etnie. I mongoli ebbero invece la loro dimora nella zona a nord- est del Gobi. Tra le varie unita’ statali create da queste genti protomongole la più importante fu quella dei Khitani che raggiunse il suo apogeo tra il 907 d.C e il 926 d.C Attorno alla metà del XII sec. si delineò una grande espansione legata a Genghiz Khan, uomo di grande coraggio, audacia e ferocia, che riuscì a conferire unità al fluido mondo nomade. Nel 1208 l’assemblea degli uomini lo proclamò "Khan" capo di tutte le tribù mongole. Sotto il suo regno (1208-1226) attuò una politica di conquista che mirava a conquistare il mondo. Il suo scopo di conquista del mondo fallì a causa della sua prematura morte (1226). Dopo la sua morte il territorio e l’esercito mongolo furono divisi tra i suoi quattro figli e le terre conquistate furono considerate possesso familiare. L’amministrazione delle zone conquistate veniva affidata alla burocrazia dei popoli vinti. L’opera di conquista da lui intrapresa fu continuata dai suoi figli, Ogodai e Khubilai che arrivarono fino alla pianura danubiana. Khubilai trasferì il centro del suo potere in Cina, governò i paesi conquistati e mosse verso la Birmania, la Cambogia e il Vietnam. Con la sua morte l’impero si avviò verso una lenta ma inevitabile caduta frantumandosi in tanti stati spesso in lotta fra di loro. Fra questi emerse la dinastia dei Ming che, cacciati i mongoli dalla Cina, instaurò gradualmente la propria influenza sulle terre Mongole, soprattutto sulla Mongolia sud- orientale oggi chiamata Mongolia interna. Con la proclamazione della Repubblica in Cina (1911) i movimenti indipendentisti, appoggiati dalla Russia, proclamarono l’indipendenza della parte settentrionale della Mongolia.
I più antichi
abitanti del Giappone furono
probabilmente gli Ainu cui si sovrapposero nuclei provenienti dalla penisola
coreana e poi, più tardi dalla Cina meridionale, riuniti in
clan costituenti nelle varie isole piccoli regni. Uno di questi regni,
quello di Yamato, estese la propria influenza sugli altri iniziando una
prima unificazione politica del paese.
L’introduzione del
buddhismo,
nel 552 d.C. non avvenne senza lotte tra gli innovatori e gli esponenti
delle vecchie caste sacerdotali.
E’ sotto il regno
del principe Taishi (572-621 d.C.) che il periodo Asuka (così
chiamato per l’allora capitale del regno) raggiunge il massimo splendore,
con la creazione di un impero centralizzato e con la definitiva affermazione
della religione buddhista.
Nel 794 d.C. l’imperatore
Kammu trasferiva la capitale ad Heian (l’attuale Kyoto), iniziava così
il periodo di Heian (794–1185) durante il quale le arti ebbero grande sviluppo,
ma la debolezza del potere centrale farà maturare le condizioni
che sfoceranno verso la fine del XII° secolo nell’instaurazione della
dittatura militare e di un sistema feudale, ed all’inizio del periodo Kamakura,
così chiamato dalla nuova capitale del regno, fondata da Yorimoto,
esponente di un clan rivale che fece prigioniero il vecchio imperatore
e dette origine alla dittatura militare detta dello shogun con il
potere saldamente nelle mani della casta dei militari ( o samurai).
Per centinaia di anni
la storia del Giappone non fu che un susseguirsi di guerre tra i vari feudatari
e di spedizioni militari più o meno fortunate contro i paesi limitrofi,
Cina e Corea, ed anche i primi sbarchi di occidentali, nel 1542, non portarono
che alla creazione di limitate basi commerciali il che contribuì
a mantenere il Giappone in uno stretto isolamento.
E’ solo con il regno
del grande imperatore Mutsuhito che ebbe inizio una nuova fase della
storia giapponese. Questo periodo (1868-1912) prese il
nome di era Meiji (o governo illuminato) con un rapido ammodernamento e
sviluppo industriale ed economico del paese, grazie alla guida di tecnici
europei, e lo spostamento della capitale da Kyoto ad Edo (odierna Tokyo).
Le mire espansionistiche
del Giappone sulla Corea e sulle coste cinesi portarono alle guerre
con la Cina (1894-95) e con la Russia (1904) vinte rapidamente dalle
truppe nipponiche.
Nel 1937 il contrasto
con la Cina per il controllo sulla Manciuria sfociò in vero e proprio
conflitto.
L’avanzata giapponese
fu rapidissima e nel 1940 fu instaurato un governo nazionale cinese agli
ordini di Tokyo. L’allargarsi della sfera di influenza giapponese, che
nel 1940 aveva stretto un patto tripartito con Germania ed Italia, preoccupava
le nazioni occidentali, ed in particolar modo gli Stati Uniti. Isolato
economicamente e politicamente, il Giappone cercava di volgere la situazione
a suo favore attaccando a sorpresa il 7 dicembre 1941, la flotta americana
del Pacifico a Pearl Harbor.
Nei primi anni di
guerra le forze giapponesi colsero importanti successi, giungendo ad un
quasi completo dominio su gran parte dell’Asia meridionale e Oceania, per
mare e per terra.
Ma a lungo andare
la potenza degli Stati Uniti ebbe il sopravvento e nel 1945 lo scoppio
delle due bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, costrinsero il Giappone
a chiedere la resa.
Isolate, per
la loro posizione geografica, le Filippine
rimasero
fino all’arrivo degli europei nel XVI° secolo, un’appendice dell’arcipelago
indonesiano, con la vita sociale essenzialmente confinata nelle comunità
dei villaggi. La situazione mutò radicalmente solo dopo il
1521 in seguito all’arrivo della prima spedizione spagnola, guidata da
Magellano, che prese possesso delle terre in nome del re di Spagna Carlo
V. Nel 1541, una nuova spedizione degli spagnoli, partita dal Messico,
raggiunse le isole che furono chiamate Filippine, in onore dell’allora
re Filippo II.
La successiva colonizzazione
portò ad una grande opera di conversione al cattolicesimo delle
popolazioni indigene. Il dominio spagnolo durò ininterrottamente
fino alla fine del XIX° secolo, reprimendo sempre duramente i vari
tentativi insurrezionali dei locali.
Nel 1898 in seguito
al conflitto ispano-americano gli Stati Uniti conquistarono le isole e
ne fecero una loro colonia, e affrontando a loro volta la guerriglia della
popolazione Moros.
Nel corso della seconda
guerra mondiale, l’arcipelago fu occupato dalle truppe giapponesi.
La successiva lotta
di liberazione pose le basi per l’indipendenza, proclamata nel 1946 con
la creazione della Repubblica delle Filippine.