Subcontinente indiano Repubblica democratica federale dell'Asia meridionale, membro del Commonwealth; costituisce, con Pakistan e Bangladesh, il subcontinente indiano. Comprende l'intera penisola indiana e una parte della regione himalayana con alcuni territori limitrofi; confina a nord con l'Afghanistan, il Tibet, il Nepal e il Bhutan; a est con il Myanmar (già Birmania) e il Bangladesh, a ovest con il Pakistan. La capitale è New Delhi.
Territorio
L'India può essere fisicamente suddivisa in quattro principali regioni: l'Himalaya, le pianure fluviali settentrionali, l'altopiano del Deccan e i Ghati orientali e occidentali. A sud, parallelamente all'Himalaya, è situata la regione delle pianure fluviali, una vasta fascia di basse terre; si tratta della più estesa pianura alluvionale della Terra, formata dalle deposizioni dei fiumi Indo, Gange e Brahmaputra. Grazie all'abbondante presenza di acque e di ricchi suoli è oggi la zona più fertile e densamente popolata dell'India, che sviluppò qui le sue prime civiltà. Queste pianure si estendono da ovest a est dal confine con il Pakistan al confine con il Bangladesh, per proseguire nell'estrema zona nordorientale del paese attraverso uno stretto corridoio di terra nei pressi di Darjeeling.
Popolazione
La popolazione dell'India, che rappresenta circa il 16% di quella mondiale, deriva da una complessa vicenda di popolamento che ha visto ondate di genti ariane invadere le fertili pianure fluviali, dove hanno dato origine alla civiltà sedentaria e urbana dell'India, e sovrapporsi alle popolazioni preesistenti, d'origine dravidica, ricacciate poi in larga parte verso sud, nelle foreste del Deccan, dove talune di esse sono sopravvissute sino a oggi con i loro caratteri specifici e molto primitivi. Il miscelamento etnico è poi continuato nei secoli e così oggi, a causa della grande varietà di etnie e culture presenti, è molto difficile individuare con esattezza l'origine delle diverse popolazioni, anche se si può affermare che fondamentalmente appartengano a tre differenti etnie: europoide, australoide e mongoloide.
Economia
L'India ha un'economia di tipo misto in cui il governo svolge un importante ruolo di regolazione e pianificazione, oltre a essere titolare di numerose imprese pubbliche. Nel 1991 è stata attuata una riforma , che ha ridotto il controllo sul settore privato e il monopolio statale in alcuni campi, ad esempio nel trasporto aereo. È stato introdotto un regime di economia aperta attraverso l'attenuazione dei controlli tariffari e la promozione degli investimenti stranieri. Questi cambiamenti a livello nazionale si sono ripercossi nei singoli stati, i quali esercitano un importante controllo sulla politica interna e recepiscono in modi diversi la politica nazionale. A partire dal 1991, tuttavia, quasi tutti gli stati hanno aperto le frontiere agli investimenti stranieri e hanno inoltre favorito, con provvedimenti vari, il settore privato e attuato alcune privatizzazioni. Il sostentamento di più di due terzi della popolazione indiana dipende dall'agricoltura. La maggior parte dei poderi ha estensioni molto limitate e più di un terzo degli appezzamenti è addirittura al di sotto del livello di sussistenza di una famiglia di contadini. La coltura più estesa è il riso, che costituisce l'alimento principale di gran parte della popolazione, cui seguono, per importanza, il frumento, la canna da zucchero, il tè, il cotone e la juta. Tra le colture per l'industria e il commercio si annoverano la gomma, il caffè, i semi di lino, le arachidi e diverse spezie. L'allevamento del bestiame, in particolare bovini, bufali, cavalli e muli, costituisce un aspetto centrale dell'economia agricola. Le zone che usufruiscono dei sistemi di irrigazione finanziati dal governo si sono enormemente estese, e nei primi anni Novanta le superfici irrigate rappresentavano quasi il 45% dell'intera superficie coltivata. Circa il 23% del territorio complessivo indiano è ricoperto di foreste, il cui sfruttamento a fini commerciali non è tuttavia molto sviluppato e interessa perlopiù le regioni montuose settentrionali, l'Assam e le regioni confinanti con l'Himalaya. L'India può vantare un settore industriale assai articolato, che contribuisce per circa un quarto alla formazione del PIL. La maggior parte della produzione è realizzata in impianti moderni, in particolare per quanto riguarda l'industria siderurgica. In termini di occupazione, tuttavia, rimangono molto importanti le piccole aziende a conduzione familiare, perlopiù artigianali. Il settore tessile, specialmente quello cotoniero, è tra i più antichi e importanti .Di rilievo sono anche le industrie alimentari, l'industria petrolchimica, la produzione di apparecchiature elettriche ed elettroniche, di prodotti chimici, la lavorazione della pelle e dei metalli. Negli ultimi anni si è considerevolmente sviluppato anche il settore dell'informatica, in particolare la produzione di software. Bangalore, nell'India meridionale, è stata definita "la Silicon Valley indiana". Stato situato nell'Asia meridionale; si affaccia a sud sul mare Arabico e confina a nord-est con la Cina, a est e sud-est con l'India, a ovest con l'Iran, a nord e nord-ovest con l'Afghanistan e a nord-est con lo Jammu e Kashmir, territorio conteso tra Pakistan e India. Il Pakistan divenne uno stato indipendente nel 1947 e, fino al dicembre del 1971, includeva la provincia del Pakistan orientale, l'attuale Bangladesh. La capitale è Islamabad; la città più popolosa è Karachi.
Popolazione
Il Pakistan ha una popolazione di 134.974.000 abitanti, solo il 35% della popolazione vive in aree urbane. La composizione etnica è molto varia, dovuta anche alle numerose invasioni di cui il territorio è stato fatto oggetto nel corso dei secoli: i pakistani sono quindi di ceppo dravidico, indoariano, greco, arabo, mongolo, persiano, afghano, tibetano.
Economia
Circa il 27% del territorio pakistano è coltivabile ed è compreso prevalentemente nella valle dell'Indo. Il settore occupa il 55% della forza lavoro. Circa il 4% del territorio è coperto da foreste da cui si ricava legname impiegato come combustibile. La pesca, anche se praticata con sistemi assai arretrati soprattutto nelle acque dell'oceano Indiano, costituisce un settore relativamente fiorente basato in particolare sul pesce azzurro. Il settore industriale, benché ancora poco sviluppato, è in via di espansione: tra le maggiori produzioni vi sono tessuti e manufatti in cotone, seta e rayon, cemento, fertilizzanti, zucchero e prodotti chimici. L'industria estrattiva basa le proprie risorse su giacimenti di carbon fossile e lignite, cromo, rame, argilla, manganese, salgemma, minerali metallici, gas naturale e petrolio. Il settore industriale in Pakistan è scarsamente sviluppato. Le grandi imprese rimangono comunque gestite dallo Stato. Il commercio estero del paese si basa in larga parte sull'esportazione di materie prime e di prodotti come il cotone, e sull'importazione di manufatti. I prodotti destinati al mercato delle esportazioni comprendono cotone grezzo, filati, riso, tappeti, pellame, prodotti ittici. Le importazioni consistono perlopiù in macchinari, apparecchiature elettriche, minerali e combustibili, fertilizzanti e alimenti. I partner commerciali del Pakistan sono il Giappone, gli Stati Uniti, l'Inghilterra, la Germania, l'Arabia Saudita e il Kuwait. Un settore in espansione è costituito oggi dal turismo.