| In questa epistola è particolarmente evidente
la presenza di due forti nuclei tematici non complementari, ma piuttosto
oppositivi: anima e corpo non sono due realtà coniugate a formare
l'uomo, ma due entità distinte di cui la seconda non è che
un peso. Sembra quasi che Seneca disprezzi
il corpo, pare che lo veda soltanto come un inutile fardello e che ritenga
una seccatura doversene prendere cura: credo che, se avesse potuto, avrebbe
scelto di vivere soltanto come animo. Ma, nonostante anch'io privilegi
gli aspetti spirituali della vita piuttosto che quelli materiali, sono costretta
a non condividere l'opinione di Seneca: anche il fisico ha la sua importanza,
e mantenerlo in esercizio, senza però eccedere nello sforzo, non può
fargli che bene. Chi non lo fa rischia di andare incontro a malattie e dolori;
non credo che la salute di Seneca, già di per sé abbastanza
cagionevole, abbia tratto qualche vantaggio da questo suo dedicarsi quasi
unicamente ad esercizi spirituali. Oggi si dà molta importanza al fitness, e penso che, purché non si raggiungano livelli maniacali, questo sia molto positivo sia dal punto di vista estetico che del benessere e della salute. Insomma credo che come sempre la chiave sia la mediazione tra gli estremi, perché, tanto per attenermi a detti proverbiali latini, "est modus in rebus" e "mens sana in corpore sano"... |