Il primo incontro con la Littérature de Jeunesse è
avvenuto a Montpellier nel maggio 98. Lì ho conosciuto l'ampiezza e la
ricchezza della L.d.J.e lì ho scoperto un tipo di testo mai visto, l'album,
appunto.
La letteratura giovanile propriamente detta ( il corpus dei testi segnalati
negli anni dai responsabili dei Paesi dell'Unione e che sarà disponibile
in rete a partire dall'autunno 2000) segue alcuni principi riconosciuti in tutta
Europa:
I testi devono essere stati scritti in Europa, negli ultimi 40 anni,
hanno per protagonisti giovani e/o adolescenti, trattano i temi che toccano
le dinamiche giovanili, ma non solo, non presentano contenuti che in qualche
modo possano incitare alla violenza o offendere la sensibilità del lettore.
La quantità dei testi presentata era enorme, così come amplissima
era la scelta dei temi . A un prezzo veramente modico - un libro costa in media
sulle diecimila lire - c'era un'ampiezza di proposte notevole e estremamente
attuale. Non si aveva il tempo di leggere tutto, e così ci illustrava
i soggetti Odette Michel, responsabile del Centro regionale ed esperta europea
di letterature giovanili. Si andava dai rapporti con i genitori all' investimento
sull'amicizia, dalla scoperta della sessualità all'accettazione di sé,
per arrivare ai problemi dell'integrazione, della solitudine, della depressione.
Non si tratta, come verrebbe da pensare, di romanzi a tema, anche
se non sempre si può parlare di opere d'arte. Tuttavia in Francia come
in Germania esiste una cultura di Letteratura Giovanile che ci riesce difficile
concepire nel nostro Paese. Esistono concorsi e premi letterari che si ispirano
agli stessi principi del Goncourt o del Médicis.
Ci sono autori come Pennac e Ben Jelloum e tanti altri ancora che offrono a
giovani e adolescenti prodotti validi e interessanti, come Jean Joubert (Les
enfants de Noé) che abbiamo incontrato e a cui abbiamo alla fine posto
la domanda che ci stava più a cuore: Che cos'è la letteratura
giovanile? Lui, Jean Joubert, docente di anglo americano all'Università
di Montpellier, poeta (di buona qualità) e traduttore ci ha risposto
che non esiste una differenza, un limite fra letteratura e letteratura
giovanile. Non si scrive in modo più semplice, né meno elegante.
Semplicemente si scrive con la vocazione di chi ama scrivere e con un pubblico
ben preciso davanti: i giovani, gli adolescenti.
Aggiungo qualcosa che ho imparato in questi anni. Si scrive, credo, tenendo
presente quello che si vorrebbe trovare in un libro. Così come nelle
attività connesse a queste letture sono i ragazzi stessi a fornire gli
spunti e le idee più belle, i testi migliori sono quelli in cui l'adolescenza
è più pregnante nelle sue problematiche e nella sua diversità.
Insieme ai romanzi Odette Michel ci ha presentato un tipo di testo assolutamente sconosciuto dagli insegnanti italiani: l'album. Non si tratta di bandes dessinées, anche se la parte grafica rappresenta di fatto metà dell'opera. E non si può nemmeno parlare di disegno, ma anche, nei casi più felici, di vera e propria pittura. Nell'album abbiamo due autori: colui che scrive il testo e l'illustratore. Chi dei due segua l'altro è difficile da stabilire. Così come è difficile separare il testo dall'immagine. E' l'immagine che ci guida e che molto spesso, sotto forma di animale, diventa la metafora di situazioni drammaticamente reali e attuali. Sfugge alle mie capacità spiegare esattamente cos'è un album. Un album è da aprire, tenere sulle ginocchia, guardare attentamente, scoprire e capire. Chi dà retta al testo scritto e tralascia l'immagine deve tornare indietro perché ha perso qualcosa. Consiglio a chi ne avesse voglia di andare da Stoppani a Bologna e di farseli mostrare. Sono per bambini di cinque anni - ho pensato fra me e me la prima volta. La stessa cosa ha ripetuto una mia allieva che non era stata presente all'incontro con Odette dopo che le avevo consegnato un album, La guerre, su cui lavorare. Il commento, pertinente ed efficace è venuto da una compagna: Non è vero, gli animali o i disegni sono un modo per trattare temi molto complessi .Quest'alunna non è ancora avvezza al termine metafora ma ha detto la cosa giusta. La guerre parla di un piccolo sovrano che dopo aver combattuto tante battaglie si accorge che è costretto a inventarsi una nuova guerra, perché in pace si annoia e non sa cosa fare. Certamente non è un tema per bambini e i rapporti con la realtà si sprecano.
Il problema è altro: cosa può fare un insegnante di lingua
straniera con un testo di letteratura giovanile? Cosa si prefigge? Come può
farlo rientrare nella sua attività didattica?
Come sempre si fa nella programmazione è necessario avere ben in mente
un target preciso. Quando ho cominciato a sperimentare, nell'a.s. 98/99, lavoravo
con una quarta, una prima e una seconda.
Avevo scelto la quarta nei giorni successivi all'incontro di Montpellier nel
maggio '98, decidendo con gli studenti in tempi moto brevi alcune letture :
una di gruppo, altre individuali, da cui partire per il nostro lavoro.
All'inizio non ero del tutto convinta che la L.G. potesse sostituire i testi
classici a cui siamo abituati e affezionati, ma - mi sono detta - perché
non partire da un testo nuovo e più vicino alla sensibilità degli
adolescenti per trattare della struttura del romanzo e delle sue dinamiche.
I ragazzi in autonomia ( io mi sono limitata a proporre gli argomenti) hanno
optato per Tout contre Léo, un romanzo che parla di un ragazzino
il cui fratello muore di AIDS.
Il libro è piaciuto perché semplice, alla loro portata e di attualità.
Abbiamo studiato l'intreccio, analizzato gli aspetti psicologici e sociali che
la vicenda metteva in luce, e poi abbiamo evidenziato tutti gli aspetti : la
focalizzazione, il ruolo del narratore, la dominante, lo stile ecc. che permettono
di passare all'analisi del testo.
I risultati sono stati positivi. La parte analitica propriamente detta è
stata recepita con una certa facilità. Essendo un romanzo scritto alla
prima persona, è stato semplice per gli alunni capire le dinamiche del
monologo interiore e le sue implicazioni. Ha aiutato soprattutto la possibilità
di proiettarsi nel protagonista, un ragazzino di un paese brettone che si trova
al centro di una vicenda drammatica da cui la famiglia cerca di preservarlo.
I ragazzi erano contenti perché avevano fra le mani testi alla loro portata,
ma di fatto io non avevo fatto nulla di particolarmente nuovo, didatticamente
parlando, rispetto a quello che regolarmente facevo. Il cambiamento è
avvenuto per caso. Un giorno sono entrata nella mia quarta con i due album che
avevo portato da Montpellier : Rachid, l'enfant de la télé
e Chien Bleu. I ragazzi li hanno visti, se ne sono impossessati,
li hanno letti, guardati e hanno detto che li trovavano bellissimi e che volevano
lavorare con quei testi. E' così che è nato tutto il lavoro su
Rachid, che è diventato un C.D. ROM (tool book) con traduzione,
hot word, link , vocabolario ed esercizi di scrittura creativa che sarà
probabilmente disponibile in rete dal prossimo A.S.
Rachid è la storia di un ragazzino di origine marocchina figlio di emigranti,
dotato, intelligente, ma che non riesce ad integrarsi nella società perché
sta sempre attaccato alla tv. Il padre decide allora di portarlo in Marocco
dal nonno con cui scoprirà le sue origini e che gli farà capire
che il mondo, la natura, cioè la realtà presentano aspetti molto
più affascinanti della finzione televisiva. Si tratta d'una ricerca d'identità
ad opera di un ragazzino che rivela aspetti estremamente attuali e condivisi
dalla nostra utenza. Con le classi alte abbiamo sviscerato gli aspetti psicologici
e culturali, mentre con la classe seconda, a causa delle difficoltà linguistiche,
si è lavorato sulla scelta delle immagini. Sul commento attraverso l'individuazione
di parole-chiave. I risultati sono arrivati soprattutto attraverso la motivazione
e l'entusiasmo che hanno animato le attività, finalmente un po' diverse
da quelle proposte abitualmente nei curricoli.
Il vero cambiamento è però avvenuto con la messa a punto di
un intero modulo che prende l'avvio da un album di Jo Hoestland La grande
peur sous les étoiles. Questo progetto è stato concepito
a Berlino nel quadro di un corso Lingua azione B dalla sottoscritta, da un'insegnante
francese e da una tedesca. La lettura di questo testo è dunque pure l'oggetto
di uno scambio internazionale (lectures/images croisées) che si dà
per scopo la lettura di una pagina di storia, quella della seconda guerra mondiale,
della conoscenza di un evento, l'olocausto, visto attraverso gli occhi e le
esperienze di adolescenti, per arrivare alla definizione delle barriere, psicologiche,
razziali, sociali presenti negli individui e nella nostra società.
Il testo parla dell'amicizia fra due ragazzine di otto anni, Lidia e Hélène,
che viene spezzata per sempre dai rastrellamenti nei confronti degli ebrei l'indomani
dell'estensione alla Francia delle leggi razziali naziste. Nell'album i tedeschi
non compaiono mai. Ma la loro presenza, così come l'ossessione per la
persecuzione degli ebrei è costante nei due colori che animano il testo:
il marrone(colore dell'uniforme tedesca) e il giallo (colore della stella di
David cucita sugli abiti). La grande peur sous les étoiles
è una grande metafora al di là dei luoghi comuni, e il racconto
fatto alla prima persona da Hélène permette grandi giochi proiettivi
e molte attività individuali connesse alla lettura che, scandita in una
programmazione molto precisa e dettagliata, è segnata da tappe che corrispondono
allo scambio di materiale fra gli studenti. A causa della partenza dell'insegnante
francese, si è deciso di procedere con uno scambio bilaterale italo-tedesco
che si è rivelato efficace. La lingua veicolare è stata il francese.
Abbiamo cominciato con un associogramma Jai peur
sono emersi tutti gli elementi che caratterizzano il testo. Fra questi è
emerso sia in Italia che in Germania j'ai peur de la guerre, e da
lì siamo partiti. La lettura (pagine e immagini) è a puntate per
lasciare un'idea di suspense e per dare la possibilità ai ragazzi di
intervenire con azioni di scrittura creativa (immaginate cosa succederà).
Il testo è stato caricato con uno scanner su un dischetto e viene proiettato
in aula audiovisivi. L'immagine è ben definita, e si può passare
da una pagina all'altra con facilità. Ai ragazzi è stata presentata
dall'insegnante di Storia una scheda sulla seconda guerra mondiale, mentre le
dinamiche della Shoah sono state evocate da film: Gli ultimi giorni
di S. Spielberg, Au revoir les enfants di L. Malle, La vita
è bella di Benigni e da romanzi di L.G in francese ( Es: Les enfants
d'Izieu, La maison vide, Un sac de billes etc), da documenti : le leggi razziali
in Germania e nei territori occupati dal 1933 al 1945 (lettura in L.O.)
Quando siamo giunti al momento dei rastrellamenti gli studenti italiani hanno
intervistato i loro nonni, che all'epoca avevano l'età di Hélène
e Lydia, di raccontare loro cos'era la guerra nella quotidianità, se
avevano conosciuto i rastrellamenti, se ascoltavano radio Londra e soprattutto
se avevano avuto paura. Il racconto di queste interviste, in Francese, è
stato inviato agli studenti tedeschi.
Gli alunni hanno svolto le attività con entusiasmo e motivazione. Ciò
che è piaciuto di più è stata la possibilità di
interpretare il testo, di farlo diventare qualcosa che attiene anche
alla loro esperienza diretta e personale. Hanno partecipato delle emozioni delle
due ragazzine perché si sono accorti che le riflessioni esposte nel libro
riproducevano il loro pensiero, le loro modalità di reazione.
Dal punto di vista didattico credo che gli obiettivi siano stati centrati:
hanno imparato espressioni e termini e li hanno riutilizzati in dialoghi e elaborazioni
scritte; si sono impossessati di fatti storici, culturali e sociali che appartengono
alla loro storia personale e li hanno legati ad altri apparentemente molto più
distanti in senso diacronico, e alla fine hanno imparato a leggere e decodificare
in un testo una pagina della realtà.
Dal mio punto di vista, però, il risultato forse più significativo
è che questi ragazzi, uno dopo l'altro, sono venuti a chiedere libri
nuovi da leggere dicendo spesso premetto che a me non piace leggere,
però questo mi ha proprio interessato.
E credo che il senso effettivamente sia tutto qui. La letteratura giovanile
può educare alla lettura, insegna ad amarla. E non si apprezzerà
mai la letteratura alta, quella di Flaubert, per intenderci, o di Camus o della
Yourcenar, se prima non si diventa lettori e non si impara che i libri sono
buoni compagni di vita.